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Da oggi a Gerusalemme parte il Giro di Italia

Da oggi parte l'edizione n-101 con una tre tappe in Israele. Lunedì il trasferimento in Sicilia
Da oggi a Gerusalemme parte il Giro di Italia

foto: 1952 - Giro dell’Emilia: Gino Bartali, fuggito sull’Abetone, viene raggiunto dal faentino Giuseppe Minardi, la più vecchia maglia rosa vivente, e da Fausto Coppi. Il 38enne Gino riuscirà comunque a battere gli altri due in volata.



Perché il Giro d’Italia edizione 101 parte venerdì prossimo da Israele? È la prima volta infatti che una grande corsa a tappe europea parte da un altro continente.

I motivi sono tanti: l’anniversario della nascita dello Stato d’Israele, il desiderio di unire due città simbolo come Gerusalemme e Roma, ma anche il ricordo di un grande ciclista. Io non ero ancora nato ai tempi della rivalità fra Coppi e Bartali che tanto divideva gli italiani. Ma la storia del ‘Ginettaccio’ nazionale durante gli anni della guerra merita di essere raccontata.

Negli anni del fascismo, Bartali era l’atleta cristiano contrapposto al superuomo. Era cattolico praticante, membro dell’Azione Cattolica e molto devoto alla Madonna. Al punto che dopo la vittoria del Tour de France del 1938 portò il mazzo di fiori del vincitore alla Madonna nella Basilica di Notre-Dame a Parigi. “Alla Madonna ho promesso che avrei fatto le cose per bene - ebbe a dire - perché tutto quello che faccio, lo faccio a nome suo. E così lei è stata attenta a non farmi sbagliare.”

Questa sua fede, unita al carattere schietto e aspro, lo ha sempre accompagnato anche negli anni del secondo conflitto mondiale. L’allora arcivescovo di Firenze, il cardinale Elia Dalla Costa, conosceva bene Bartali e nell’autunno del 1943 lo convocò in arcivescovado proponendo al campione di diventare il postino di un’organizzazione clandestina di soccorso agli ebrei. Il suo compito sarebbe stato quello di andare periodicamente ad Assisi nascondendo nel cannone della bicicletta foto e documenti dei rifugiati per essere trasformati in carte di identità false. Tutti avrebbero pensato che Bartali si stesse allenando. “Dopo venti secondi di riflessione - ricorda il figlio Andrea – chiese quando si cominciava”. E Gino partì, mantenendo il segreto anche a sua moglie, scegliendo i 195 km che separano Firenze dalla città di Francesco come percorso di allenamento. Così, grazie a un campione di ciclismo, quei chilometri diventarono la salvezza per centinaia di ebrei che avrebbero potuto lasciare l’Italia sotto falso nome.

Ma Bartali andò oltre: ospitò nella cantina di casa propria due famiglie senza che la moglie e i figli sapessero nulla.

Tutto questo si è scoperto dieci anni dopo la sua morte, avvenuta il 5 maggio del 2000: “Il bene si fa! Il bene non si dice - ricordava Bartali - perché se lo dici è segno che vuoi speculare sulle disgrazie degli altri”: è quello che qualcuno ha chiamato il silenzio dei giusti. Nel 2013 è stato riconosciuto Giusto fra le Nazioni e un albero in suo nome è stato piantato nel Giardino del memoriale dello Yad Vashem a Gerusalemme, insieme a quello di tanti italiani.

Mercoledì 2 maggio, a pochi giorni dalla partenza del Giro, Israele gli ha conferito la cittadinanza onoraria alla memoria. Quella del Giro di Toscana del 1953 sarà l’ultima vittoria sulla bicicletta. Ma quella più bella l’aveva già vinta. Quella per la vita, la libertà e la dignità di ogni uomo.

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