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Aperto il Sinodo dei Giovani

Domenica scorsa (30 settembre), in Duomo, con il card. Gualtiero Bassetti

Aperto il Sinodo dei Giovani

Omelia del cardinale

1) Carissimi fratelli e sorelle di Gerusalemme rivolgo un caloroso saluto a tutta la Chiesa di Faenza – Modigliana qui convenuta per il Sinodo dei Giovani. Saluto i presbiteri, i consacrati, i diaconi, gli alunni del seminario e tutte le famiglie. Ringrazio di cuore il fratello vescovo Mario, per avermi rivolto l’invito.

Come ho detto altre volte, sono anch’io figlio di questa Chiesa, mediante il Battesimo e la Confermazione, essendo nato a Popolano di Marradi. I miei cari, che il Signore ha chiamati a sé, riposano tutti nel cimitero di quella piccola frazione.

Ma è soprattutto a voi, giovani, che mi rivolgo con tanta gioia e tanto affetto. Cari ragazze e ragazzi, cari amici, questo sinodo diocesano che apriamo oggi è per voi, nessuno escluso.

Nel libro di Isaia, al capitolo XXI, troviamo un episodio emblematico. Due sentinelle, nel cuore della notte, si scambiano la parola d’ordine creando un clima di attesa e forse di paura: “Sentinella, quanto manca all’alba, quanto resta della notte?”

 

2) Non è forse questa la domanda che tutti ci poniamo, anche ai nostri giorni? Non è questo anche il grido accorato di tanti uomini e donne dinanzi a guerre, violenze, soprusi, ingiustizie e scandali, come dice il Vangelo di oggi, di ogni genere?

Non è forse anche il grido di tanti giovani sfiduciati: “Quanto manca all’alba, quanto resta ancora della notte?”

Si, questo è soprattutto il grido di voi giovani, perché ognuno di voi resta una domanda aperta ed è portatore di un sogno di felicità e pienezza di vita.

Noi generazione adulta abbiamo troppa paura di voi e forse, molti di voi, hanno smesso di credere nei loro sogni.

Viviamo in un paese, l’Italia, che invecchia. Tanti di voi giovani, per un motivo o per un altro, come le rondini siete costretti a migrare per trovare lavoro e dare un senso alla vostra vita. Dicono le statistiche che l’inverno demografico diventa sempre più uno spettro.

Cristo si è caricato di tutti i nostri peccati una volta per tutte. Con la penitenza partecipiamo delle sofferenze di Gesù.

 

3) “Sentinella quanto resta ancora della notte?”. Ma voglio essere sincero fino in fondo: c’è anche un’alleanza da ricostruire fra la vostra generazione e la Chiesa. Perché la Chiesa, come una mamma, nonostante i suoi limiti umani, vuole sostenervi e tenere accesa la fiaccola del Vangelo e vuole aiutarvi a non smettere sperare, rassegnandosi così a una vita di quasi spettatori.

Un mio carissimo amico rogazioni sta, Vito Magno, col quale quando eravamo giovani abbiamo tanto lavorato per le vocazioni, ha scritto un libro: “Inquieti sognatori. I giovani nella Chiesa di papa Francesco” (Lev 2018), cui ho fatto una piccola prefazione. Ma ripensando bene, “Inquieti sognatori” dovremmo essere prima di tutto noi generazione adulta quando ci accorgiamo di non essere capaci di custodire più i vostri sogni. Non dovremmo noi genitori, catechisti, educatori e sacerdoti essere i vostri primi compagni di cammino?

 

4) Leggendo la Bibbia constatiamo, da Abramo fino all’Apocalisse, che tantissime volte Dio si è manifestato e si è fatto compagno del cammino delle sue creature. Dice l’autore de “Il piccolo principe”, se non l’avete letto vi invito a farlo, che se uno vuol costruire una nave, prima di raccogliere il legno e di distribuire i compiti, bisogna sappia comunicare agli uomini la nostalgia del mare, cioè di Dio, dell’infinito.

“Insegnare la nostalgia del mare”, cioè di Dio, è il compito di noi, generazione adulta.

Standogli vicino, mi sono reso conto quanto papa Francesco sia capace di comunicare con voi giovani. Quanto egli sappia infondere “la nostalgia del mare alto e infinito”.

Colgo soltanto alcune delle espressioni a voi rivolte: “Sognate alto, non guardate la vita dal balcone, … andate contro corrente … siate protagonisti del cambiamento … non confondete la felicità con il divano.

 

5) “E soprattutto non lasciatevi rubare la speranza … Abitate il presente e non permettete a nessuno di rubarvi il futuro … non siamo venuti al mondo per vegetare, ma per lasciare un’impronta … è molto triste – continua Francesco – passare la vita senza lasciare un’impronta, senza avvertire nessuna chiamata …”.

Cari giovani il vostro Sinodo, e soprattutto quello che celebriamo a Roma dal 3 ottobre in poi, e al quale parteciperò anch’io, non vuole strappare alla società del nostro tempo, se pure confusa, non vuole segregarci dagli altri, ma educarvi a vivere responsabilmente nel contesto che vi circonda e forse vi ossessiona. Perciò, da anziano vi esorto: cari ragazzi guardate grande, guardate lontano e, come vi dice papa Francesco, “vivete!”. Non accontentatevi di vivacchiare! (sono parole sue).

Il Signore vi aiuti a diventare protagonisti nel servizio ai bisognosi e all’umanità. Il Signore vi aiuti a essere un segno misericordioso per il nostro tempo.

 

6) Vi propongo, come modello di fede e di coraggio, due giovanissime donne che risplendono come stelle luminose nel cielo di Dio! Chiara Luce (Chiara Badano, 1971 - 1990) e Chiara Corbella Petrillo (1950 – 1984). Esse hanno affrontato entrambe con fede, coraggio e perfino gioia, la malattia, la sofferenza e la morte. Esse si sono aperte totalmente a Cristo e ai fratelli. Non solo a parole, ma coi fatti concreti, sperimentando nella vita quotidiana che si può amare l’altro come ha fatto Gesù: senza invidia, senza giudizio, senza desiderio di vendetta.

Solo in questo modo possiamo affrontare gli scandali di questo mondo. Solo facendo nostro il Vangelo di oggi, che ci invita a prenderci cura di chi ci sta di fronte, e a “dare un bicchiere d’acqua” nel nome di Gesù, possiamo veramente liberarci dai nostri scandali giornalieri: gli scandali del compromesso, del carrierismo, della menzogna e della disonestà.

Cari giovani non gettate al vento questa splendida occasione del Sinodo. Un’occasione unica che non va persa. Abbiate il coraggio e la fede dei santi per poter discernere seriamente la vostra vocazione. Molti di voi sono chiamati a fare una famiglia: e reciprocamente e nella fedeltà! Alcuni di voi sono chiamati al sacerdozio: e Dio sa quanto il mondo e la Chiesa hanno bisogno di consacrati santi, perché la messe è molta e gli operai sono sempre pochi.

Coraggio fratelli e sorelle, preghiamo per lo svolgimento di questo Sinodo che possa dare una speranza a tutti voi e al mondo intero. Quella speranza testimoniata, per esempio, dalla preghiera scritta da San Giovanni Paolo II che avete rivolto alla vostra Diocesi, alle famiglie e ai giovani. In quei versi scritti da papa Woitila c’è un passaggio molto importante riferito ai giovani: “che vivono ancora i tormenti derivanti dal peccato, dall’odio, dalla violenza”. Ma sono gli stessi giovani ai quali “la Chiesa guarda con fiducia”.

 

Cari ragazzi non fatevi scandalizzare dal peccato o dai sensi di colpa. La Chiesa non vi abbandona, e non vi abbandonerà mai! Perché voi siete i figli nei quali l’amore di Dio si rispecchia per primo. Voi siete il presente e il futuro. Voi siete la Chiesa!

Che Dio vi benedica.



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