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In missione a Faenza

Don Emmanuel dalla Nigeria, un pastore a servizio della comunità anglofona

In missione a Faenza

(a cura di Giulio Donati)

Impatto positivo per don Emmanuel al suo arrivo a Faenza. Nigeriano, 41 anni, che non sapeva una parola di italiano. Impatto positivo perché si è visto accolto subito in aeroporto da don Luca Ravagli e altri due sacerdoti, fra cui un suo connazionale che vive e opera a Ravenna, don Bartolomeo. Poi, impatto positivo per l’accoglienza ricevuta alla Casa del clero, la sua casa. Almeno per ora. “Fra questi sacerdoti c’è un ottimo spirito di fraternità, - dice - in mezzo a loro mi sento come un nipote!”. Sono tutti pronti a insegnargli qualche vocabolo, a partire dal buon giorno, oppure ‘come ti chiami?’, e altro a partire dai vocaboli legati alla tavola.

Don Emmanuel Nwachukwu da qualche settimana è fra noi. Qui a Faenza dovrà occuparsi della popolazione immigrata di lingua inglese. A Faenza, solo di nigeriani, ci sono circa 300 residenti, una ventina gli inglesi. Ci sono anche altre nazionalità in numeri minori, ci sono altri anglofoni nei comuni vicini, ma va anche detto che non tutti sono cattolici. Intanto ha conosciuto un po’ di famiglie africane, poi Isabella e i volontari dell’Ami. Domenica scorsa ha celebrato messa, nel pomeriggio, nella chiesa di S.Antonino (vedi foto a destra).

Nato in una famiglia cristiana, ricorda la grande fede della mamma. Poi il servizio da chierichetto e l’inizio della vocazione sacerdotale. L’ammirazione per i sacerdoti celebranti, quindi la frequenza delle scuole superiori e il crescere del suo desiderio di diventare sacerdote. Ordinato all’età di trent’anni, ha cominciato da vice parroco, poi cappellano militare e parroco. Un giorno, l’amministratore apostolico della sua diocesi gli ha chiesto la disponibilità di trasferirsi in Europa.

Un paio di settimane a pregare e riflettere. Il “si!” e poi il viaggio e l’inizio di questa storia nuova. Ora è impegnato ogni giorno a frequentare un corso di lingua italiana.

Ma anche a conoscere gente e l’“italian food”, i nostri cibi. “I cibi italiani sono buoni. Mi piace provare nuovi gusti. Ma mi mancano i gusti africani. I frutti di qua non sono quelli con cui ero abituato”. Ma don Emmanuel vuole conoscere bene anche la nostra vita ecclesiale per poi condividere la sua spiritualità con tutti noi, oltre che con i suoi connazionali. Per questo ha davanti a sé un impegno preso per tre anni, con possibilità di rinnovare la sua presenza per altri due trienni e quindi far ritorno nel suo Paese. Dunque, benvenuto a Faenza don Emmanuel!



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