Da Gerusalemme ai confini della terra
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Francesco e Francesco

Francesco e Francesco

Nella settimana in cui siamo inondati dalle note sanremesi c’è stato un avvenimento storico: il viaggio di papa Francesco nella penisola araba dove ad Abu Dhabi ha potuto celebrare, tra l’altro, la prima messa pubblica.

Come Francesco di Assisi nel 1219, anche il Papa venuto quasi dalla fine del mondo ha voluto incontrare il mondo musulmano ‘moderato’ e con il Grande Imam di Al-Azhar ha firmato una dichiarazione dal valore immenso.

Un testo fatto non “solo” di parole, che per qualcuno sono vaghe e generiche su pace, dialogo, riconciliazione, convivenza, speranza ma con riferimenti chiari, netti, espliciti ad alcune delle grandi questioni etiche che dividono la società. Ad esempio, cristiani e musulmani sono concordi che “attaccare l’istituzione familiare, disprezzandola o dubitando dell’importanza del suo ruolo, rappresenta uno dei mali più pericolosi della nostra epoca”.

Così come che “… tutti devono preservare tale dono della vita dal suo inizio fino alla sua morte naturale. Perciò condanniamo tutte le pratiche che minacciano la vita come i genocidi, gli atti terroristici, gli spostamenti forzati, il traffico di organi umani, l’aborto e l’eutanasia e le politiche che sostengono tutto questo”.

E sulla questione della libertà si sottolinea come essa “è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani”. Infine “si devono interrompere tutte le pratiche disumane e i costumi volgari che umiliano la dignità della donna e lavorare per modificare le leggi che impediscono alle donne di godere pienamente dei propri diritti”.

Francesco d’Assisi non ragionava con i criteri ideologici della cristianità del 1219 e in quell’incontro con il sultano si è posto dentro la sensibilità religiosa del suo interlocutore. Come papa Francesco 800 anni dopo: perché non si possa dire di non aver capito.

Tiziano Zoli



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