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Voglia di Stati Uniti d'Europa

Intervista a Federico Patuelli, studente faentino al 4° anno di Diritto europeo a Liegi, nel cuore del vecchio continente

Voglia di Stati Uniti d

Federico Patuelli, giovane faentino nato nel 1996, diplomatosi al Liceo Scientifico Torricelli nel 2015, per gli studi universitari ha fatto una scelta originale: si è iscritto a Giurisprudenza a Liegi, in Belgio.

Perché? Non potevi trovare una soluzione italiana?

Volevo studiare l’Europa e l’Unione Europea, quindi ho deciso di avvicinarmi il più possibile.
A 17 anni ho fatto visita a Malak, una coetanea di origine marocchina trasferitasi a Liegi con la famiglia: l’accoglienza che allora ho ricevuto da loro e da tutta la città mi ha convinto che “la Cité Ardente” (così viene chamata) era l’ambiente adatto per I miei studi universitari.

Non sono restato in Italia non perché non avesse università all’altezza, altrochè. Tuttavia studiare il Diritto europeo a 45 minuti di treno dal Parlamento, il Consiglio e la Commissione significa avere la possibilità di visitare quei palazzi con una continuità e facilità che non è concessa agli studenti dell’Alma Mater di Bologna.

A che punto sei con gli studi? E a che sbocco pensi una volta laureato?

A settembre ho iniziato il quarto anno di Giurisprudenza e ho scelto la finalità in Droit des affaires: la maggior parte del piano di studi riguarda strettamente il Diritto europeo, il resto è Diritto belga. Mi sto specializzando e mi piacerebbe lavorare nell’antitrust.

A Liegi sei solo, o c’è qualche altro italiano a condividere questa esperienza? E dove ti sei accasato?

Oggi abito in un appartamento in centro con due coinquilini, tra cui il mio migliore amico, conosciuto qui: Luciano, italiano da genitori capoverdiani, nasce e vive a Napoli fino a 18 anni per poi trasferirsi con la famiglia a Lussemburgo, da dove parte per iniziare gli studi in Scienze politiche a Liegi. Parla fluentemente 5 lingue e canta in 3.
Dicevi che segui anche i lavori del Parlamento europeo. Che significa? A Bruxelles o a Strasburgo?

Due anni fa insieme ad altri ragazzi faentini che come me condividono la passione per l’Europa, abbiamo fondato la sezione della Gioventù Federalista Europea di Faenza. Oggi siamo una decina di membri e organizziamo eventi sul territorio faentino e contemporaneamente collaboro attivamente con I federalisti di Liegi, meno numerosi di noi. Sia nell’ambito delle attività federaliste, che a titolo personale, frequento il più possibile il Parlamento Europeo a Bruxelles. Toccare con mano il Parlamento Europeo significa rendersi conto che i rappresentanti degli stati che un secolo fa si affrontavano nelle trincee, oggi si confrontano con la dialettica politica, spesso molto accesa.

Oltre a questo, al Parlamento ho visto quanto sia difficile trovare un compromesso tra 28 culture simili ma diverse, soprattutto se la comunicazione tra eurodepeutati è complicata dalla scarsa padronanza delle lingue straniere.

Dopo anni di lenta costruzione dell’Unione Europea, con abbattimento delle dogane e creazione di una moneta unica, sembra essersi alzato un forte vento contrario. Cosa significano, per un ragazzo come te, Europa e Unione Europea?

L’Unione Europea è ciò che mi permette di studiare qui in Belgio, che permette a tanti miei amici di partire in Erasmus, di passare le vacanze in Spagna o in Grecia, ma anche di trovare i prodotti italiani al supermercato, di pagare con la carta di credito italiana, di non dover usare un numero di telefono belga.

Sono grandi e piccole opportunità di cui ci renderemmo conto solo se un giorno l’UE saltasse per aria. Ma io non vedo questo rischio, anzi. Dal Belgio ho assistito al voto sulla Brexit, la sconfitta di LePen contro Macron e quell che è successo il 4 marzo in Italia: toni apocalittici alla vigilia del voto, toni molto più pacati a partire dal giorno dopo. Tutti volevano uscire dall’Europa, invece oggi hanno cambiato idea e vogliono cambiarla dall’interno. È anche grazie a questi eventi se il 26 maggio avremo le elezioni europee con più attenzione mediatica e probabilmente con l’astensione più bassa della storia. Io, da federalista europeo, amo l’Europa, ma non il suo assetto attuale e se potessi esprimere un desiderio per queste elezioni, vorrei che il Parlamento avesse il potere di iniziativa legislativa e che gli stati membri al Consiglio non abbiano più il potere di veto.

Là dove vivi, avrai fatto amicizie di coetanei belgi, o di altri paesi. Che idea avete dell’Europa? A seconda della nazione di provenienza, noti differenze di pensiero?

Sono felicemente fidanzato da un anno con Margaux e ho la fortuna, oltre a lei, di avere tanti amici e amiche che ogni giorno arricchiscono il mio bagaglio di esperienze. Sono belgi, italiani, europei, africani, dal Madagascar, arabi, turchi e uno dei miei migliori amici è iraniano. Essendo un piccolo stato, tutti traggono beneficio dall’Unione Europea e non ce n’è uno che non sia affascinato dall’idea degli Stati Uniti d’Europa, anche se con gradazioni diverse. Esattamente come trai miei amici faentini.

Ovviamente ogni tanto manca casa, dove comunque voglio tornare alla fine dei miei studi. Nel frattempo, mi godo questo soggiorno nel cuore dell’Europa.

A cura di Giulio Donati



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