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Giovani e chiesa

L’intervento di mons.Vescovo durante l’assemblea diocesana del 21 febbraio scorso

Giovani e chiesa

Benvenuti a questo momento ecclesiale di incontro e di riflessione anzitutto sulla figura di san Pier Damiani e, poi, sul Report che è il risultato di una preparazione voluta per accompagnare l’indizione e la celebrazione del Sinodo diocesano dei giovani. Abbiamo ritenuto che questo 21 febbraio, giorno della nascita al cielo di san Pier Damiani, fosse il più indicato per la presentazione e la consegna di tale Report sulla condizione giovanile nel ravennate e nella nostra Diocesi!

Si tratta di un momento vertice per il Sinodo dei giovani: Sinodo della Chiesa locale con i giovani, per i giovani. Come appena detto verrà presentato e consegnato, in particolare, il Report avente come titolo Prove di sintonia. Giovani e Chiesa in un’interpretazione sinodale (libreria universitaria.it edizioni, Limena 2019). Esso raccoglie i risultati dell’indagine condotta dall’Istituto Universitario Salesiano di Venezia con l’aiuto dei nostri responsabili della pastorale vocazionale e giovanile e degli stessi giovani della Diocesi, specie nei momenti di focus group. Dall’indagine, strutturata come specifica fase di ascolto, attraverso tre azioni di ricerca (survey telefonico, focus group, questionario a campionatura), è derivato il suddetto Report, che avrete fra poco tra mano. Esso non è riducibile a mero ed asettico studio sociologico. È qualcosa di più. Infatti, si tratta di un lavoro ministeriale agli obiettivi del Sinodo, che nasce dalla sollecitudine pastorale della nostra Chiesa di Faenza-Modigliana. E ciò a partire dall’urgenza del rinnovamento dell’approccio ai giovani, al fine di responsabilizzarli nell’essere Chiesa per i giovani, giovani per i giovani. Proprio per questo non va accolto come uno strumento qualsiasi, che riguarda genericamente più diocesi. Esso riguarda la nostra, in specie. Va accolto, dunque, come una testimonianza di vita ecclesiale, colta nei suoi aspetti positivi ma anche in quelli critici. Non va considerato una mera descrizione del dato di fatto, ma anche delle esigenze e delle opportunità dievangelizzazione e di riorganizzazione delle pastorali vocazionale e giovanile. Pertanto, il Report non va preso in consegna per essere riposto nella piccola biblioteca parrocchiale o di famiglia per abbellire l’ambiente. Esso va tenuto sul proprio tavolo di lavoro. Va spesso consultato, letto in gruppo, studiato, presentato e spiegato ai catechisti, agli animatori, ai formatori, ai responsabili delle associazioni, aggregazioni. Va, in certo modo, seminato e incarnato nel territorio. Cari giovani, dovete, allora, utilizzarlo come uno strumento di lavoro pastorale e pedagogico, per rendere il vostro compito di costruttori della Chiesa e della società più appropriato, commisurato alla stessa realtà dei giovani, ai bisogni delle famiglie, delle comunità parrocchiali, delle associazioni, degli Uffici pastorali diocesani, degli Oratori.

Desidero fin d’ora ringraziare tutti coloro che, in un modo o nell’altro, hanno collaborato alla realizzazione dell’indagine, sino alla stampa del volume, che appare agile e fruibile. In fondo al volume vi è un elenco delle persone che meritano un ringraziamento particolare, ma questa è anche l’occasione per ringraziare tutti, senza dimenticare nessuno, per la partecipazione appassionata e convinta.

 

Ho detto poco fa che la presentazione del Report è stata voluta in coincidenza con l’anniversario della morte di san Pier Damiani. Infatti vi sono più ragioni che ci inducono a farlo. Ne ricordo due. Anzitutto, perché non solo fu un grande protagonista del rinnovamento della Chiesa dei suoi tempi, mediante l’organizzazione e la promozione della vita eremitica, fondando nuovi eremi e monasteri nelle Marche, nell’Umbria, nella Toscana e nella nostra Romagna. Ai suoi occhi il monachesimo ordinario appariva come un minimum, una via larga. Al contrario, l’eremitismo rappresentava per lui la via stretta e difficile, a cui allude il Vangelo. In secondo luogo, perché in lui la vocazione alla vita di solitudine, avente come obiettivo l’accrescimento del desiderio di Dio – l’eremita, al dire dello stesso san Pier Damiani, punta a diventare intimo di Cristo, ad accoglierlo nella sua cella, a tendere sempre di più verso di Lui – gradualmente sfocia nell’amore per la Chiesa, in un impegno assiduo per renderla più bella e santa, luce del mondo. E così, lui eremita, divenne anche iniziatore e promotore di un potente movimento di riforma della vita dei vescovi, del clero, oltre che dei christifideles laici. Detto altrimenti,la crescita spirituale, guadagnata nell’eremo lo aprì all’amore per la Chiesa, lo fece sentire Chiesa, parte di essa. Egli, eremita, amante della vita solitaria, sentì in sé un apparente contradditorio impulso ad interessarsi della vita della Chiesa, il cui popolo vive seminato nei villaggi, nelle città. E così intraprese lunghi viaggi, entrò nelle curie, nelle corti imperiali, nelle metropoli ove pulsava la vita commerciale e politica del suo tempo.

Per amore della sua Chiesa, seppur tra ripensamenti, accetta la nomina a cardinale vescovo di Ostia, compie diverse missioni di pace, di ricomposizione della comunione di città, vescovi, imperatori con la Sede di Pietro. San Pier Damiani, dunque, non si limitò a condurre una vita di preghiera e di penitenza nella solitudine, per assecondare la sua inclinazione mistica.

Obbedendo al Papa, che lo chiamava a servire la Chiesa fuori dall’eremo e a dirimere importanti questioni ecclesiali e civili, ci insegnò la via della pienezza della vocazione cristiana. Questa non consiste solo nel rimanere statici in ciò che ci è più congeniale e scegliamo all’inizio della nostra giovinezza. Nella vita cristiana occorre essere disponibili ad andare ove Dio chiama, ad obbedire ai successori degli apostoli. Ci può essere, cioè, il momento in cui, anche attraverso il discernimento ecclesiale, occorre essere pronti a partire, a far “esodo”, a uscire dalla propria terra di elezione, come fece Abramo, nostro padre nella fede.

 

Cari giovani sinodali, ecco allora un grande insegnamento che deriva dalla riflessione sulla vocazione e sulla vita di san Pier Damiani. Urgenze della storia e chiamata ecclesiale, sono le coordinate di una vocazione autentica, che superano i nostri gusti personali, le nostre inclinazioni prime. Spesso siamo concentrati sulla crescita del nostro «io», sull’autorealizzazione. La maturità cristiana passa, invece, attraverso l’essere disponibili a servire Cristo anche là ove uno non avrebbe mai pensato di andare. In linea con quanto detto potrebbe essere che il vescovo di una diocesi convochi e, mediante responsabilizzazione, invii dei giovani ben preparati in missione, in una parrocchia diversa dalla propria, a svolgere il ministero del catechista.

San Pier Damiani non rimane ancorato alla forma della vocazione coltivata agli inizi, facendola diventare un assoluto: o così o niente. Obbedisce al successore di Pietro, ossia papa Stefano IX – al papa era stato consigliato di far leva sul punto debole di Pier Damiani: l’obbedienza -, senza peraltro rinnegare la sua vocazione monastica primigenia: diventa attivo rimanendo, però, interiormente contemplativo, lì ove era chiamato.

Benedetto XVI scrisse che san Pier Damiani è stato uno dei più grandi riformatori della Chiesa: “egli si consumò, con lucida coerenza e grande severità, per la riforma della Chiesa del suo tempo”. Le parole di papa Benedetto ci fanno comprendere che la prima grande riforma, è avvenuta in lui stesso. Ha accettato come uomo e come monaco cristiano, attraverso l’obbedienza alla chiamata del Signore, a «riformarsi», ad accogliere dalle mani del Signore una «nuova forma» di vita.

 

Tutti noi, giovani, adulti, anziani, religiosi e religiose, diaconi e presbiteri, abbiamo bisogno di uscire da noi stessi, dai nostri particolarismi, dalle nostre presunte “missioni”, per il bene della Chiesa.

Abbiamo bisogno di metterci in profondo ascolto della volontà del Signore. Questa sera lo stiamo facendo. Mediante il Sinodo cerchiamo di capirla e di accoglierla, per vedere la direzione della missione, del cambiamento che ci indica Cristo, che è Verbo incarnato per essere la nostra Via e Verità.

 

Il suo Spirito d’amore ci porterà, allora, in direzioni nuove e sconosciute, forse non scelte all’inizio del nostro impegno ecclesiale. L’importante è che siano scelte in comunione con la Chiesa, con Gesù Cristo. Accogliamo con amore Lui, l’unica via di una piena maturità umana e di una conversione alla vera riforma personale ed ecclesiale. Conformiamoci a Cristo, l’uomo nuovo, l’uomo che donandosi fino alla morte inaugura la grande riforma dell’umanità e della storia.

 

Non è, forse, così la vita di ogni uomo e donna che accoglie un figlio, che cerca un lavoro, che fatica, che gioisce, e affronta le belle e brutte sorprese della vita? Esse sono la mano provvidente del Padre che cura i suoi figli per farli crescere secondo la piena maturità di Cristo. Le sfide storiche e gli orientamenti ecclesiali, che emergeranno alla conclusione del Sinodo saranno la mano del Padre che ci condurrà, come ha fatto con Pier Damiani, alla piena maturità umana e cristiana. Ad essa aneliamo intimamente, anche se non sempre coscientemente.

Concludiamo con una breve preghiera: «San Pier Damiani, intercedi per noi. Insegnaci a desiderare la gioia piena. Vivendo in piena comunione con Cristo e la sua Chiesa affrontiamo le sfide del nostro tempo alla luce del Vangelo perché diventino vie della nuova evangelizzazione della nostra Comunità ecclesiale di Faenza-Modigliana».

+ Mario Toso

Vescovo di Faenza-Modigliana



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