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In tanti alla via Crucis dell'8 marzo

Vescovo Mario: “umiliare la donna è un danno anche per l’uomo”

In tanti alla via Crucis dell

Al mondo c’è ancora spazio per l’umanità! Si è conclusa con queste parole di speranza la via Crucis che si è svolta l’8 marzo 2019, in occasione della giornata della donna, a Faenza lungo la pista ciclabile che costeggia la via Emilia.

Organizzata per il secondo anno consecutivo dall'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e dalle Parrocchie dell'Unità pastorale "Mater Ecclesiae" di Faenza (Cappuccini, Paradiso e Pieve Ponte), questo momento di preghiera ha coinvolto più di 300 persone che hanno camminato, pregato e cantato insieme in favore delle donne vittime di tratta, prostituzione e violenza.

Il tratto percorso è stato quello che collega la parrocchia del Paradiso alla chiesa di Pieve Ponte, una strada che ogni notte è teatro di questa grande violenza verso le donne, una strada che ogni venerdì sera i volontari dell’unità di strada della Comunità Papa Giovanni XXIII percorrono per incontrare queste ragazze che potrebbero essere per ognuno di noi figlie e sorelle.

Il nostro vescovo Mons. Toso, presente alla preghiera, descrive con queste parole le ricadute della tratta sulla nostra società: “Se la donna, con il suo genio femminile, è resa schiava, viene considerata come un mero strumento per l’altra metà, e addirittura è sottoposta alla tratta, umiliata, anche l’uomo ne subisce gravissimo danno: viene impoverito, imbarbarisce, degrada. Dove c’è schiavitù non c’è umanità e civiltà. Senza donne libere e responsabili, l’umanità, come ogni frutto buono ad essa collegato, è pregiudicata.”

Hanno accompagnato il cammino le parole di don Oreste Benzi, di Papa Francesco, del documento “Orientamenti Pastorali sulla tratta di persone” presentato dalla Santa Sede a Gennaio 2019 e le testimonianze di alcune donne vittime di questo sfruttamento.

Anche il sindaco Malpezzi era presente e nel suo intervento ha sottolineato quanto sia importante che ognuno di noi non sia indifferente a questo dramma o che non lo consideri solo un problema di pubblico decoro, quando si tratta invece dell’ingiustizia più antica del mondo.

Proprio perché solo partendo da quello che ognuno di noi può fare nel proprio quotidiano si può davvero costruire un’umanità nuova, alla fine della serata sono stata suggerite alcune proposte concrete che riportiamo:

  • Sono come te, chiedi il loro nome e come stanno, fermati per un saluto, incontrale!
  • Hanno tanti doni e talenti da far fiorire, promuovi occasioni di formazione e inserimenti lavorativi.
  • Promuovi una piccola rivoluzione linguistica, sul lavoro, con gli amici, in casa, chiamale sorelle!
  • Apri la porta della tua comunità perché è possibile vivere relazioni belle che nascono dell’incontro.

E’ proprio vero che al mondo c'è ancora spazio per l'umanità e che vale davvero la pena lavorarci quotidianamente!

Paola Poggi



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