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Da un cammino nasce un altro cammino

Intervista a don Francesco Cavina, segretario generale del Sinodo dei giovani

Da un cammino nasce un altro cammino

Don Francesco, all’indomani della chiusura del Sinodo qual è il tuo primo pensiero?

Sicuramente è quello di tanta gioia: l’evento di chiusura del Sinodo (sia la Messa che lo spettacolo musicale) è stato ampiamente partecipato e vedere tanti giovani contenti riempie veramente il cuore di gioia ma, al di là della chiusura, questo cammino ci ha aiutato a scoprire ancora di più la bellezza dei nostri giovani.

Un bilancio sull’avventura sinodale?

Come dice sempre il vescovo Mario: “il Sinodo non è finito, comincia ora!”. La celebrazione di domenica scorsa concludeva la fase celebrativa, ora inizia quella che potremmo considerare la fase più importante: quella della recezione e dell’attuazione. È giunto il momento in cui tutti, giovani e adulti, parrocchie, associazioni e movimenti, prendano in mano il documento sinodale e cerchino di capire cosa fare in più e meglio per i propri giovani.

La fase celebrativa com’è andata?

Direi bene, sotto molti aspetti; prima di tutto per il fatto che più di cento persone di parrocchie, età e vocazioni diverse per circa un anno si sono trovati insieme a condividere il loro pensiero sul mondo giovanile. È un primo vero frutto del Sinodo. La sfida ora è quella di portare lo stile sinodale nelle nostre realtà locali. Inoltre, abbiamo identificato tanti giovani veramente in gamba sui quali occorre continuare a puntare per far crescere la pastorale giovanile, sia dal punto di vista diocesano che parrocchiale.

In concreto ora cosa dobbiamo fare?

Occorre prima di tutto leggere il documento sinodale: lo hanno scritto i giovani e li troviamo quello che loro pensano sulla Chiesa e che cosa vorrebbero da essa. Le proposte sono tante e non tutte potranno essere subito realizzate, ma qualcosa in più si può sicuramente fare; ogni parroco con il suo Consiglio Pastorale, i suoi catechisti e la sua Comunità potrebbe fare una verifica di ciò che si sta facendo per i giovani e di come si possono potenziare iniziative e attività giovanili.

Un piccolo assaggio del documento sinodale?

Nel documento non ci sono cose macroscopiche o richieste di rivoluzioni e trasformazioni: in sostanza quello che i giovani chiedono è di essere accompagnati; vogliono che nelle parrocchie ci sia spazio per loro e che non li si chiami solo per “lavorare” cioè per fargli fare servizio nella catechesi, nelle attività estive, ecc…, ma anche per farli stare insieme e per formarli a una vera vita cristiana. Di proposte concrete ce ne sono tante, le lascio alla vostra lettura.

Qualche fatica in questo percorso?

Abbiamo fatto fatica a coinvolgere gruppi di giovani di certe zone della diocesi, anche se qualche rappresentante di tutte le unità pastorali era presente; sicuramente abbiamo notato (e l’hanno notata soprattutto i giovani) una certa chiusura e una fatica nel collaborare e nel fare le cose insieme: il campanilismo è purtroppo ancora molto presente! Un’altra fatica è stata quella di uno scetticismo generale nei confronti del Sinodo da parte di alcuni adulti e, purtroppo, anche di alcuni preti. Indubbiamente il nostro lavoro ha presentato delle mancanze e molte cose potevano essere fatte meglio, ma sentire in giro frasi polemiche sul lavoro di questi giovani non aiuta certo la “rivitalizzazione” delle nostre realtà ecclesiali.

È possibile un’alleanza fra generazioni all’interno della Chiesa?

Non solo è possibile, ma è necessaria; i giovani devono capire che non si può sempre partire da zero e che bisogna rispettare il pensiero di chi ha un po’ più d’esperienza; d’altra parte gli adulti devono smetterla di considerare i giovani come persone che hanno solo da imparare, a volte potrebbero anche insegnarci qualcosa.

I prossimi passi?

A settembre il vescovo ci presenterà le linee su cui dovremo lavorare per attuare il Sinodo; a livello diocesano sarà costituito un gruppo di sinodali che andrà in giro per la Diocesi a spiegare ciò che è stato fatto; inoltre, non possiamo dimenticare il report di ricerca dal quale possono saltare fuori tanti spunti interessanti per chi lavora con i giovani, non solo in ambito ecclesiale.

Un’ultima parola?

Quando il vescovo, nel 2016, mi accennò che voleva proporre un Sinodo dei giovani, sbiancai e fui tentato dal convincerlo a cambiare idea; ora che abbiamo concluso la celebrazione posso dire che ce n’era veramente bisogno e che lui ha fatto bene a farci scendere “dal nostro divano comodo” per metterci in ascolto dei giovani e delle loro necessità. Sono sicuro che il Sinodo, con il contributo di tutti, porterà buoni frutti… da un cammino nasce un altro cammino!



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