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Dieci giorni in cammino

Una testimonianza da un gruppo di pellegrini che ha recentemente percorso la Viae Misericordiae

Dieci giorni in cammino

Il sole è bello nel giorno in cui ci mettiamo in cammino per percorrere la Viae Misericordiae. Dopo alcuni mezzi pubblici e la “freccia della laguna” per giungere fino a Codigoro il piccolo plotone pellegrino composto da Alberto, Susanna e Fabio  s’incammina verso l’Abbazia di Pomposa. La strada e il cielo sono la nostra casa per una decina di giorni. La via si percorre passo dopo passo, la fede ci porge la mano e ci accompagna. Se ogni passo sarà perfetto lo sarà anche quello successivo in quel procedere che si fa cammino.

L’Abbazia svetta tra le terre e le acque ferraresi in quella che ancora oggi è la sua prerogativa di isola boscosa. Siamo presto immersi tra la pietra e la storia col privilegio pellegrino di poter accedere ai giardini segreti delle corti e delle foresterie a noi riservate per la notte. Il cammino si avvia verso il mare tra pinete ombrose e fresche, acqua salmastra che scorre in infiniti canali fino a Porto Garibaldi balneare e pescatrice e poi le valli d’acqua di Comacchio zona umida che attraversiamo su sottili lingue di terra come in un deserto d’acque. Il caldo riverbera riflessi sull’asfalto rovente di certi lunghi ed infiniti tratti cui anche un albero in lontananza è un obbiettivo da raggiungere per la sopravvivenza. Due giorni di cammino e già la dimensione della Tv e delle notizie dal mondo si restringe nel nostro piccolo presente. Condividiamo coraggio e stanchezza, cibo e acqua ombra e stanze pellegrine. Qui e ora.

L’equilibrio di squilibri viene sconvolto dalla notizia che Alberto si deve ritirare dall’avventura per dolore alle articolazioni che gli impedisce di proseguire. Forse si è distratto per un solo passo, un passo oltre misura, un passo falso! I mezzi pubblici gli permettono di rincasare in breve tempo e noi si prosegue senza intoppi. Il sentiero è segnalato, la maps permette di individuare le strade da percorrere e la guida cartacea ci guida coi suoi consigli oltre i Reno verso Madonna del Bosco,  Alfonsine e la bassa Romagna. Uno, due, tre giorni di cammino fatto di tanti km, il pensiero della fatica e sparito, il cammino ci chiama ogni mattino e noi siamo pronti: una buona colazione zaino in spalla e via: il nostro destino è ogni passo che ci sta davanti. Piste lungofiume, frutteti e deliziose ciclabili ombrose ci accompagnano fino all’elegante Bagnacavallo che delizia, in una bella serata di relax, della sua architettura e della sua espressione artistica vivace.

 L’argine del Senio che domina dal suo alto la pianura è il nostro percorso. Una fontana è una festa e l’erba anche troppo alta ci porta attraverso i campanili che si susseguono fino a Solarolo, prima fundus e poi castrum che ci accoglie coi suoi ricchi santuari e i suoi divertenti aneddoti.

Ogni individuo ha il proprio cammino, una strada specifica che nessun altro può percorrere. Riconoscerlo a volte è difficile ma quando lo si intraprende e lo si condivide porta ad un grande senso di pace e di completezza con chi ti sta vicino. La pianura si perde dietro di noi che andiamo verso le colline che abbiamo visto crescere e avvicinarsi giorno per giorno e scopriamo che dietro la prima collina ce n’è un’altra e un’altra ancora e siamo circondati dal panorama glorioso della creazione: camminiamo anche col cuore quando le gambe sono stanche.

 Quattro, cinque, sei giorni di cammino, non c’è cammino troppo lungo nè ascesa troppo irta che non si può affrontare con la lentezza e la pazienza fino a perdersi in quegli scorci che sprigionano il loro fascino solo a chi vi giunge camminando. Dall’alto diamo un’occhiata da dove siamo venuti, laggiù molto lontano c’è quel mare da cui proveniamo che è solo un’ombra all’orizzonte. Il nostro cammino non è finito: Quartolo e la sua armoniosa chiesa ottocentesca che accoglie nella canonica, la doccia fredda non è più un problema, basta cominciare dai piedi... . Attraversiamo Brisighella, con la sua vena del gesso rilucente e i suoi pinnacoli monumentali e a Fognano si trova riposo e sollievo presso il grandioso complesso monastico dagli infiniti corridoi e i suoi segreti giardini. Anche Susanna, la coraggiosa e instancabile compagna di questo cammino mi lascia, ma con la promessa che ritornerà presto a farmi compagnia.

C’è chi dice che il vero cammino si fa da soli, in due è una scampagnata, in tre una festa, ma questa è la via, metamorfosi, passo dopo passo. Non posso indugiare, vado avanti cercando di mantenere quell’elegante e posturato portamento delle tartarughe ninja a due zampe col loro bel guscio sulla schiena lungo i crinali odorosi di ginestre che aprono i loro gialli calici ai volanti visitatori punteggiando il verde. Abeto mi accoglie nella canonica della chiesa di San Michele che contiene la grotta santa del Beato Nevolone pellegrino storico faentino e mi sfama con l’ottima ricotta prodotta al vecchio ranch.

 Un altro giorno un’altra mattina e un altro sipario che devi aprire e discendere verso la tua strada sacra, illuminata e santa verso Lutirano fresche acque, le sue badie e le sue pievi nella verde e quieta valle dell’Acerreta. L’ascesa a Gamogna verso l’apice di questo cammino spirituale e naturale è il tripudio dell’attesa in cui mi preparo al momento in cui vedrò l’Eremo posato tra il verde dei boschi dell’Appennino Tosco Romagnolo. Sono una parte di tutto ciò che ho trovato sulla mia strada. Cerco di non barcollare, mi riposo solo un momento, attendo, incespico, rifletto, mi perdo nella natura, cerco la giusta via con piedi sempre forti e dolenti, il sudore gocciolante e la pelle bruciata dal sole; qui e ora è il mio presente.

La credenziale è il documento che certifica  lo stato di bisogno pellegrino di viaggiatore che si sposta da un luogo all’altro per un’esperienza umana e spirituale. I timbri dei luoghi in cui ho pernottato attestano la mia provenienza. Grazie a questo indispensabile documento ho ricevuto ospitalità dalle monache della Fraternità monastica di Gerusalemme. Questo tesoro di spiritualità e silenzio, riflessione e condivisione, natura e volontà e Misericordia che ho trovato lungo il cammino lo porterò con me per raccontarlo e condividerlo. Il raccolto silenzio della notte mi riposa nel corpo e nella mente e al mattino presto sono pronto per partire quando il palo del portone si scosta ed apre le porte al cammino.  Scendo lungo il torrente in una precipitosa discesa piena di detriti e poi risalgo l’ampia carreggiata verso Trebbana e i patriarchi della natura e i boschi e i sentieri verso Modigliana. E’ tardi quando discendo dalla rocca dei conti Guidi per andare a dormire. Ho trovato amici, pellegrini, viandanti, viaggiatori coi quali condividere i tesori di cui ognuno ama raccontare.

Otto, nove, dici giorni di cammino in cui c’è una strada per tutti e per tutte le direzioni. Al mattino mi raggiungono Susanna e Marta, giochiamo un po’ a nascondino ma poi camminiamo assieme ben contenti. Chiacchiere e passi, il Trebbio, Montepaolo e il suo splendente santuario dove scarichiamo gli zaini per la sacrosanta pausa. Faenza appare là in basso e rotoliamo giù leggeri saltellando tra la torre di Oriolo, i fossi e i ciliegi, gli albicocchi e il biondo grano che si fa bruno alla rovente arsura. Sotto l’ombroso tiglio si trova fresco rifugio e il ronzio di mille api golose si mescola al dolce profumo dei fiori. Sono gli ultimi momenti prima di incontrare Faenza che accoglie con stendarti e bandiere colorate sventolanti. Ultimo sigillo, ultimo timbro, ultima foto davanti al Duomo  della lunga Viae percorsa per mano alla Misericordia.

Buon Cammino



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