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Card. Silvestrini, il ricordo di Padre Lombardi

“Grande apertura di orizzonti e capacità di entrare in dialogo con gli interlocutori”

Card. Silvestrini, il ricordo di Padre Lombardi

Esprime dolorosa sorpresa p. Federico Lombardi, già direttore della Sala Stampa della Santa Sede e oggi presidente del Consiglio di amministrazione della Fondazione Ratzinger-Benedetto XVI, alla notizia della morte del porporato.

Raggiunto telefonicamente dal Sir, il gesuita precisa di essere fuori Roma da alcuni giorni e che il suo sarà un ricordo spontaneo, immediato, “a caldo”. “Sono stato preso di sorpresa”, riconosce prima di iniziare il racconto. “Lo avevo conosciuto di persona quando ero ero a La Civiltà Cattolica e lui all’epoca era il vice di Agostino Casaroli. Per noi era un grande amico e un esperto consigliere per tutto ciò che riguardava le questioni diplomatiche e dei rapporti con gli Stati. In quegli anni Silvestrini era sottosegretario e io ho avuto con lui un rapporto di grande amicizia, stima e fiducia”.

Degli anni del cardinale alla Segreteria di Stato, Lombardi richiama in particolare “l’importante ruolo svolto nella questione della revisione del Concordato, nella quale ha messo a frutto tutta la sua esperienza di carattere diplomatico in una situazione delicata e nella conduzione di una trattativa estremamente complessa”.

Con riferimento al suo incarico alle Chiese Orientali, il gesuita sottolinea che pur non essendo Silvestrini “uno specialista di Oriente, vi ha profuso grande impegno, anche con una particolare attenzione per gli aspetti del dialogo ecumenico che, pur non essendo impegno diretto della Congregazione, per alcuni aspetti la tocca. Nel ruolo di prefetto ha compiuto diversi viaggi e avuto un ruolo importante nella vita della Congregazione”.

Padre Lombardi si sofferma infine su un tratto “molto caratteristico dell’esistenza e dell’attività” del porporato: l’interesse per i giovani e il suo rapporto con loro, testimoniato “in particolare con l’attività di Villa Nazareth cui ha dedicato per moltissimi anni tutto il suo cuore il suo impegno, coinvolgendo persone di sua fiducia – laici e laiche – nella formazione dei giovani. Villa Nazareth è stato un punto di riferimento fondamentale per numerosi studenti che lì sono formati e successivamente hanno ricoperto ruoli anche importanti nella vita culturale e nella vita pubblica del nostro Paese”.

Silvestrini “ebbe sempre una grandissima attenzione all’aspetto della formazione culturale dei giovani, alla sua importanza nella comunità cristiana e nella società. Per questo invitava figure qualificate del panorama culturale italiano affinché dialogassero con i ‘suoi’ ragazzi”.

Certamente “è stato uno degli ecclesiastici italiani più apprezzati da parte di autorevoli esponenti della cultura, dell’arte della società; ne ha seguiti molti personalmente con grande sensibilità pastorale, alcuni fino alla morte. Si è guadagnato il rispetto e la stima del mondo culturale italiano per la grande apertura di orizzonti e la capacità di entrare in un dialogo rispettoso e impegnato con gli interlocutori”. “Del mondo di Villa Nazareth – conclude Lombardi – ha fatto parte anche il premier Giuseppe Conte che con Silvestrini ha avuto uno stretto rapporto personale”.



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