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L'ombra del disagio sui banchi

Aumento delle certificazioni e dei bisogni speciali, rischio dispersione e il rebus delle identità per le seconde generazioni: in quest’intervista il provveditore Melucci fa il punto su come la scuola affronta queste tematiche. 

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Il calo demografico sta iniziando ad avere effetti concreti anche sulla scuola: positivi e limitati per ora (l’azzeramento delle liste d’attesa nelle scuole dell’infanzia statali) ma non sarà sempre così. Di contro, a pochi giorni dalla prima campanella, la scuola deve fare i conti con un aumento, vistoso negli ultimi anni, di alunni con vari tipi di certificazioni (disturbi specifici dell’apprendimento, come dislessia, disgrafia, discalculia, o bisogni speciali) e l’aumento delle supplenze segnalate anche dai sindacati. Positivo invece il fatto che, grazie alla conclusione del concorso, quasi ogni scuola in provincia abbia un suo dirigente scolastico e anche che in classe si inizierà a parlare in modo più strutturato di educazione civica. È un anno quindi in chiaroscuro quello che delinea il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Agostina Melucci, in quest’intervista a Risveglio Duemila.

Provveditore Melucci, come sono gli organici di fatto assegnati alle nostre scuole per quest’anno scolastico?

“Piuttosto soddisfacenti, secondo il mio punto di vista: ci sono state assegnate 363 cattedre (più 4 di organico potenziato) per i 4279 bambini delle scuole dell’Infanzia, 1237 cattedre (più 104 di potenziato) per i quasi 15.700 alunni delle elementari, 689 cattedre (più 40 di potenziato, poche purtroppo sono poche) per le secondarie di primo grado, che quest’anno hanno registrato circa 10.500 iscritti e 1159 posti (con 113 di potenziato) per i circa 15.700 studenti  delle secondarie di secondo grado”. 

Come incide il dato del calo demografico sul mondo della scuola?

“Al momento abbiamo registrato solo l’azzeramento delle liste d’attesa nelle scuole dell’Infanzia (statali – ndr). La tendenza è quella di un calo della popolazione scolastica che arriverà nei prossimi 2 o 3 anni. Speriamo che le risorse che abbiamo (in termini di organico) vengano reinvestite per migliorare la qualità della proposta. Ovviamente è una decisione del Ministero”.

E i circa 700 precari che ha segnalato la Cgil? Conferma questi numeri?

“Non ho il dato specifico e quindi non posso confermarlo, so certamente che sono aumentate le supplenze. Un centinaio circa di docenti sono andati in pensione con le possibilità della nuova normativa. Negli anni scorsi abbiamo fatto molte immissioni in ruolo. Dipende molto dalle materie: in italiano e matematica non riusciamo a trovare gli insegnanti. E anche per il sostegno c’è una forte disponibilità”.

Qual è la situazione per quel che riguarda gli insegnanti di sostegno?

“Per il sostegno abbiamo ottenuto 789 posti per 1526 alunni certificati. Il rapporto è buono. Ma negli ultimi anni è aumentato esponenzialmente il numero di ragazzi che hanno qualche tipo di certificazione per i dsa (disturbi specifici dell’apprendimento) o altri tipi di bisogni speciali, un dato che fa pensare all’eccessiva medicalizzazione di queste problematiche. Gli insegnanti di sostegno (che non sono assegnati a chi soffre di dsa – ndr) in questo caso sono una risorsa in più per l’intera classe, spesso preziosa. Il dato delle certificazioni è aumentato così tanto negli ultimi tempi che sono state fatti progetti per destinare insegnanti in più alla classe, oltre agli insegnanti di sostegno necessari (è il concetto dell’organico dell’autonomia), ma per ora è un’ipotesi di cui discutere col Ministero”.

Dispersione scolastica, com’è la situazione in provincia?

“Mi pare stabile: non è un tema che riguarda solo gli stranieri che spesso si applicano anche più della media allo studio perché lo vedono come possibilità di emancipazione sociale. Ma è un fenomeno connesso a disagio economico o sociale. Su questo fronte, gli insegnanti hanno l’obbligo di vigilare, ci sono progetti per i quali collaboriamo con partner sul territorio e al limite, per chi ha problematiche di isolamento o malattie, c’è sempre l’opzione dell’istruzione domiciliare”.

A che punto è il tema dell’integrazione degli studenti stranieri nelle nostre classi?

“L’integrazione non è un’emergenza qui. Il numero degli immigrati sul territorio è in diminuzione. Ci sono scuole ad alta percentuale di alunni stranieri come la Montanari e anche la Novello ma non registriamo livelli di conflittualità; più spesso le difficoltà riguardano la pluri-identità, ad esempio delle seconde e terze generazioni. Siamo a buon punto sull’integrazione anche grazie alle buone esperienze fatte negli anni ’70 e ’80 che hanno prodotto attenzione, sensibilità, convenzioni, con la presenza di mediatori culturali. La scuola da un grande apporto su questo tema: è un luogo di vita dove si impara il senso di convivenza e a vivere con gli altri”.

Come vi state preparando all’introduzione di quella che è stata definita l’“ora di educazione civica” sancita dal Governo Conte I?

“Occorre dire che facevamo già educazione civica, non in maniera così strutturata come prevede la nuova circolare. Ancora però non sono uscite le linee guida, quindi non abbiamo progettato. Non ci sarà un insegnante solo al quale si delega questo insegnamento ma si faranno progetti multidisciplinari”.

A cura di Daniela Verlicchi



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