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Piena solidarietà al sig. Matatia, nostro concittadino

Il messaggio del nostro direttore, Giulio Donati, dopo le offese antisemite ai danni di Roberto Matatia, scrittore e imprenditore faentino

Piena solidarietà al sig. Matatia, nostro concittadino

Negare l’olocausto è una cosa indegna. Indipendentemente da chi lo dice. Offendere gli ebrei di oggi, è indegno. Non è da paese civile. E questo è un tempo strano in cui alcuni poveretti, che ignorano la storia, lo vanno affermando senza rendersi conto della gravità di quel che dicono. Appunto perché ignorano. E ci tocca pure assistere a una sorta di proliferare del fenomeno.

I fatti accaduti l’altro giorno al cinema Sarti, durante una proiezione per un’iniziativa di SoS donna sulla molestia alle donne. Durante la proiezione alcuni uomini seduti dietro lui, aprono un discorso sulla Shoah e si lasciano scappare una considerazione sul fatto che quella storia sia un’invenzione degli ebrei per dominare il mondo. Matatia reagisce dichiarandosi ebreo, superstite di una famiglia sterminata ad Auschwitz.

E invece di scusarsi, uno di quegli uomini dice: "Lo so che lei è ebreo. La Shoah è stata inventata dagli ebrei per dominare il mondo. Si informi meglio". Roberto Matatia, esterrefatto, si arrabbia e si dichiara pronto a un confronto alla fine della proiezione. Ma l’uomo esce prima, per cui Matatia affida a Facebook la denuncia dell’episodio.

Noi siamo vicini a Roberto Matatia. Gli esprimiamo tutta la nostra solidarietà.

No, non possiamo tacere. Siamo solidali con lui in memoria di quei morti: ebrei, zingari, handicappati, dissidenti dei regimi in genere e tanti altri. Gente di ogni nazionalità, età, condizione, ecc. Milioni di persone. Anzi, dobbiamo richiamare quei poveretti che fanno affermazioni sballate e ignobili a studiare, a recarsi sui posti dove esistono ancora tracce sensibili di quella tragedia. Campi, con tanto di baracche e fili spinati, torri di guardia e forni crematori, raccolte di resti d’ogni tipo. Poi ci sono le testimonianze di coloro che quella tragedia hanno vissuto e subito. Sempre meno, con passare degli anni. Ma attraverso foto, libri e video ci hanno lasciato testimonianze ineccepibili. Di una tragedia che vorremmo non si ripetesse più.

Come si può negare l’evidenza della storia.

Il fatto di quei morti ci tocca da vicino, perché siamo tutti figli di Dio. Fratelli. L’Amore è il comandamento che ci ha lasciato nostro Signore Gesù Cristo. Anche per i nostri nemici.  E questo principio vogliamo condividerlo con quanti hanno un pizzico di umanità.

Nessun genocidio si può negare. Da quelli che perpetrarono i Romani in giro per il mondo ai tempi del loro dominio, a quello degli Armeni guidato dai turchi (che si servirono anche dei curdi come alleati); a quello delle foibe, a quello della Cambogia, a quelli della ex Jugoslavia fino a quello odierno dei turchi contro i curdi.

Non esiste il diritto a uccidere i nostri fratelli, indipendentemente dalla pelle o dl pensiero e credo di ciascuno.

Giulio Donati



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