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Servono difesa della vita e accoglienza che integra

Elezioni regionali, il 26 gennaio si vota per rinnovare il Consiglio regionale e scegliere il presidente

Servono difesa della vita e accoglienza che integra

Le prossime elezioni regionali, cui tutti i cittadini sono chiamati per la scelta di “buoni” amministratori, cadono in una stagione straordinaria. La connotano fenomeni quali quelli della quarta rivoluzione industriale, dell’aumento sistemico delle diseguaglianze sociali, degli straordinari flussi migratori, delle questioni ambientali e climatiche. In particolare, è deleteria per il bene comune la caduta dei valori etici, nella sfera sia del privato sia del pubblico. Le passioni ideali della solidarietà e della tensione civica sono intaccate da egoismi sociali, da fenomeni di corruzione, dall’individualismo libertario che smantella di fatto lo Stato di diritto.

A fronte di una democrazia svigorita dall’uso strumentale dei social, messa peraltro alle corde da un capitalismo finanziario non riformato, la politica è chiamata a rigenerarsi attorno all’asse vivente della persona, considerata nella sua integralità, compresa la dimensione di trascendenza, sia orizzontale sia verticale. Ugualmente, la finanza è sollecitata a strutturarsi e a istituzionalizzarsi eticamente, per essere a servizio dell’economia, del lavoro, delle imprese, delle famiglie, delle amministrazioni, del bene comune. Il primato deve ritornare alle persone e alla politica. Un nuovo pensiero, una nuova visione e una nuova cultura politica nascono dalla centralità della persona, considerata non solo come individuo, bensì come soggetto titolare di doveri e di diritti, capace di costituire dei “noi” solidali, generativi del bene comune e di beni collettivi.

Il lavoro per tutti rimane una priorità politica, in quanto esigito dalla dignità delle persone, al di là di soluzioni assistenzialistiche o tecnocratiche, che lasciano intatti i pilastri di un mercato radicalmente neoliberista. È tempo di adoperarsi tutti per la realizzazione di un’economia civile di mercato (disegnata dagli artt. 41, 42 e 46 della Costituzione), finalizzata alla prosperità inclusiva, ossia non solo a vantaggio di pochi. Ciò implica una concezione “democratica” dell’economia, che valorizza i corpi intermedi della società (nel senso dell’art. 3 della Costituzione), la famiglia e, insieme, effettua il passaggio dal modello di ordine sociale bipolare, fondato su Stato e Mercato, a un modello tripolare, fondato su Stato, Mercato, Comunità.

La Regione dell’Emilia Romagna è certamente una delle meglio organizzate e più avanzate d’Italia, ma soffre di una mentalità neo-statalistica e paternalistica. Per rendere la propria Regione più commisurata alla dignità delle persone, alla loro libertà, oggi più che puntare sull’offerta di questo o di quel servizio, è più urgente cambiare la modalità della stessa offerta, applicando sul serio il principio di sussidiarietà circolare, valorizzando così i corpi intermedi della società e le libere aggregazioni di cittadini.

La prima e fondamentale cellula della società è la famiglia che, per l’art. 29 della Costituzione, è la “società naturale fondata sul matrimonio”. Per questo motivo, oltre che valutare negativamente le recenti disposizione di legge regionale fondate su istanze culturali e ideologiche che non possiamo accettare, occorre far leva sulla famiglia per arrivare a ripensare radicalmente i modi di fornitura dei tanti servizi e i criteri di allocazione delle risorse. Occorre passare dalle politiche per la famiglia alle politiche della famiglia. La famiglia non può continuare ad essere considerata oggetto della, sia pur generosa, benevolenza pubblica e privata, ma soggetto attivo che, mentre abbisogna di attenzioni e aiuti, è pure in grado di contribuire al bene comune.

Più che ai tavoli di concertazione, bisogna mirare alla co-progettazione – come peraltro sancisce la L. 328/2000 -: ente pubblico, mondo delle imprese, enti del Terzo Settore devono incontrarsi, su un piano di parità, per decidere insieme su priorità degli interventi, riparto delle risorse, modi di gestione.

Una politica della famiglia impatta su più aree: scuola (dalla alternanza scuola-lavoro, che non può funzionare, alla convergenza scuola-lavoro); sanità (va ristrutturato l’attuale modello sanitario non più all’altezza delle sfide in atto); welfare (di comunità); organizzazione del lavoro (armonizzazione dei tempi di lavoro e di vita della famiglia); ambiente; cultura.

Tutto questo può favorire la costruzione di una società più generativa che – superando la crisi del sistema economico capitalistico, consumistico, predatore e distruttore del creato -, si avvale del modello di un’economia più «democratica», ecologica. E con ciò stesso di nuove politiche industriali, di processi di innovazione, di transizione rapida verso un’economia sostenibile, specie nelle Pmi, nell’artigianato, nell’agricoltura, nell’agroalimentare e nel turismo.

Solo una società che coltiva i beni di giustizia assieme a quelli di gratuità, può avviare una transizione ecologica, tecnicamente e finanziariamente possibile, nel quadro di un’economia in via di ristrutturazione con la «circolarità» e la sostenibilità ambientale delle opere pubbliche, come di quelle civili. Entro la prospettiva di un modello sociale virtuosamente tripolare urge proseguire la riforma del welfare che deve restare di tipo universalistico. Deve, però, passare sempre più dal modello di Welfare State al modello del Welfare di comunità, grazie al quale è l’intera società, non solo lo Stato, a farsi carico del bene-essere di coloro che in essa vivono, con l’apporto degli enti pubblici, delle imprese e della società civile, organizzata attorno alla famiglia. Si tratta, come già accennato, di dare ali al principio di sussidiarietà circolare (cf art. 118 della Costituzione).

Quanto sin qui detto, a fronte anche dell’emergenza educativa delle nuove generazioni, presuppone una nuova cultura che solo un’adeguata riorganizzazione del comparto Scuola-Università può garantire. Scuola e Università devono tornare ad essere luoghi di educazione morale e civile, non solamente di istruzione e/o formazione. Lo chiede lo stesso mondo del lavoro che oggigiorno dà particolare rilievo, oltre alle capacità tecniche, alle cosiddette soft skills: integrità morale, reputazione, capacità relazionali, di soluzione dei problemi, resilienza. L’efficacia di un sistema educativo, come ha mostrato il Patto per il lavoro del 2015, relativo anche all’istruzione e alla formazione professionale, dipende da un approccio globale, comunitario, ossia dal coinvolgimento e dalla partecipazione congiunta della scuola, delle famiglie, del territorio, delle imprese, delle università, degli insegnanti. Un tale approccio, specie mediante la personalizzazione del percorso formativo, rende effettivo il diritto dei giovani nella realizzazione della loro crescita e nell’apprendimento, con un elevato abbattimento della disoccupazione e degli abbandoni scolastici.

Il vero progresso della Regione richiede una maggiore libertà di educazione e, quindi, una maggiore libertà di scelta da parte dei genitori. Ciò può avvenire quando sia finalmente assicurata una vera parità tra scuole statali e non statali, garantita ovviamente nel quadro nazionale fissato in materia dallo Stato.

Il livello di civiltà di un popolo si misura, inoltre, dalla capacità di rifiutare la omologazione della, per così dire, morte di Stato per i suoi cittadini, a cominciare dai più deboli, ossia dai nascituri e dalle persone ammalate. Il calo demografico e la debole difesa della vita, dall’inizio alla fine del suo percorso naturale, spesso sono segno di un’esistenza ripiegata su se stessa, chiusa al proprio futuro e al dono che reciproca. La difesa della vita, la cura dei poveri, l’accoglienza che integra, secondo le reali possibilità della Regione, nel rispetto dei diritti di tutti, migranti, profughi e dei cittadini ospitanti, sono complementari e strettamente congiunti.

La buona politica esige oggi di riappropriarsi della democrazia sociale, rappresentativa, partecipativa, deliberativa, inclusiva, al di là dei populismi e dei sovranismi, facendo leva sul dialogo, sulla concordia e sulla convivialità delle libertà responsabili.

La sempre più pressante esigenza di costruire un fronte comune per arginare fenomeni connotati da una pericolosa diffusività oltre i confini nazionali, quali l’inquinamento del mondo, i cambiamenti climatici, la formazione di oligarchie finanziarie a servizio di imperi sconosciuti, le crisi finanziarie sistemiche, rende sempre più evidente l’illusorietà dei sovranismi e più urgente l’impegno per la creazione di una efficace Unione Europea, capace di un Governo centrale con competenze e poteri necessari per garantire l'unità politica ed economica (in tema di politica estera, difesa, politica economico-monetaria), ma anche strutturata in modo da assicurare piena capacità di autogoverno in tutte le materie che non siano conferite al Governo centrale. Tra queste ultime, dovrebbero essere lasciate alla piena autonomia legislativa, esecutiva e giudiziaria dei Paesi membri quelle materie che coinvolgono i valori fondamentali dell’uomo, da sempre difesi dalla cultura cattolica (quali la difesa della vita dal concepimento fino alla morte naturale, la famiglia quale naturale unione di un uomo con una donna e quale sede ideale per l’accoglienza dei figli, l’educazione dei giovani ed il diritto dei genitori di educare i propri figli) che ogni Paese membro deve essere libero di tutelare, a prescindere da deroghe non condivisibili che dovessero mai venire introdotte da altri Paesi membri o dal Governo centrale europeo.

Occorre ritornare allo spirito originario dei Padri Fondatori dell’Unione Europea, riformando l’attuale Europa, giungendo a realizzare condizioni effettive di equità tra tutti i Paesi, i Popoli e le Regioni della stessa Unione. Occorre essere presenti nell’Europa, in maniera più autorevole e credibile, perché essa diventi più libera, aperta, lungimirante, coraggiosa e coesa, quale Europa di valori e di diritti, di giustizia sociale e di bene comune. Le prossime elezioni regionali in Emilia Romagna sono una occasione importante perché la democrazia non venga umiliata e disattesa.

+ Mario Toso



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