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Il covid-19 nel mondo

Alcune testimonianze direttamente da Llamellin e Pariamarca, in Perù

Il covid-19 nel mondo

Ciao, scrivo da Llamellin, in Perù, sulle Ande a est di Lima, quella che era la parrocchia del padre Giorgio Nonni, la missione in cui vivo con la mia famiglia da 25 anni.
Qui sinceramente siamo ancora fortunati. Per ora è ancora tutto tranquillo, diciamo che siamo in attesa, il virus è alle porte. I casi più vicini qui si segnalano a un’ora di jeep.
Noi, aspettando, cerchiamo di collaborare con le autorità locali che in verità, come immaginerete, hanno pochissimi mezzi a disposizione. Intanto abbiamo montato alcune tende attorno al centro di salute locale per tenere divisi gli eventuali malati di Coronavirus dagli altri, stiamo costruendo una quarantina di casse da morto per poter dare una garanzia di sepoltura a chi ne dovesse avere bisogno, e stiamo iniziando a fare disinfestazione per le strade e nei luoghi un pò più affollati.
Stiamo anche cercando di aiutare il centro di salute a sistemare la loro ambulanza, da tempo ferma per guasti, facciamo un servizio con un po’ di viveri ancora in deposito per le persone e le famiglie che vengono in parrocchia a supplicare aiuto... Poi naturalmente, preghiamo che il Signore ci aiuti e vi aiuti a vivere bene questo momento difficile.

Paolo Nonni, Rosanna e Francy

 


Ciao a tutti, sono Stefania Facella (da Faenza), ho 32 anni e da otto vivo in missione in Perù, dove sono responsabile di una casa di accoglienza per persone disabili, che si trova in un piccolo paese, Pariamarca, a pochi chilometri dalla città di Cajamarca, nel nord del Paese.
Al momento sono 42 le persone accolte, che vivono con noi permanentemente; inoltre, nella missione è presente un’altra casa di accoglienza dove sono accolti 70 ospiti, in prevalenza donne e bambini.
Da circa un mese anche qui è iniziato lo stato d’emergenza sanitaria per il Coronavirus. Prima la chiusura delle scuole e, di conseguenza, la chiusura di attività commerciali
secondarie e l’obbligo di rimanere in casa. La gente si trova in grandi difficoltà, perché i molti che si guadagnano da vivere con il commercio ambulante di alimenti e prodotti agricoli in queste condizioni sono rimasti senza lavoro.

Lo Stato sta cercando di aiutare le famiglie in difficoltà distribuendo viveri e beni di prima necessità, ma non basta e tante famiglie vivono già in situazione di grande povertà. Per noi la preoccupazione più grande è la salute dei nostri piccoli, di tutte le persone accolte nelle nostre case, stiamo mettendo in atto, come possiamo, la prevenzione, che in questo momento è di vitale importanza.
Il sistema sanitario locale non è pronto a una simile emergenza e i casi nel paese, e anche nella nostra regione, continuano ad aumentare. La vita dei nostri bambini non è cambiata molto, loro sono abituati a partecipare alle attività didattiche all’interno della casa, così abbiamo organizzato il personale in maniera che rimanga sempre con noi; non è sempre facile organizzarci, è un momento in cui ci viene chiesto qualche sacrificio in più e soprattutto un’attenzione particolare ai nostri piccoli che sono vulnerabili e delicati di salute.


Sicuramente è forte la preoccupazione economica, perché le nostre necessità quotidiane sono rimaste invariate e speriamo che ci sia chi ancora possa sostenerci, malgrado le difficoltà grandi che stiamo vivendo tutti in questo periodo. Anche se la preoccupazione aumenta di giorno in giorno, noi non ci lasciamo trasportare dalla disperazione, ancora di più rimaniamo fedeli alla chiamata che ci ha fatto il Signore, al proposito che ha per la nostra vita. Ogni giorno con i bambini recitiamo il Rosario con canti e preghiere non solo per noi… ricordiamo le persone in difficoltà, i nostri familiari e amici, chi ci aiuta con generosità, i sacerdoti e le persone che in questo momento stanno donando al prossimo la propria vita.
Un caro saluto a tutti voi da parte mia e dei piccoli della Casa San Giuseppe Cottolengo.



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