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La persona prima di tutto ma ora serve un rilancio

Fabrizio Liverani, Cisl, analizza il passaggio alla fase 2

La persona prima di tutto ma ora serve un rilancio

Dal 4 maggio siamo entrati nella “fase 2”, un momento di verifica molto delicato per comprendere il grado di civilizzazione e di maturità di tutti noi. C’è un gran voglia di ripresa, ma va gestita. “Anche noi come Cisl dobbiamo riorganizzare l’accesso in sede. Con limiti e regole, per non vanificare quanto fatto finora”. Tesi sostenuta da Fabrizio Liverani, responsabile Cisl sede di Faenza, area Romagna Faentina.

Ma cosa ci lascia la “fase 1”?

Sicuramente una situazione molto critica che posso così riassumere: a seguito delle chiusure imposte dal Governo attraverso i Dpcm e l’attivazione degli ammortizzatori sociali abbiamo assistito inizialmente alla tenuta delle attività produttive e delle famiglie. Almeno nel mese di marzo, ma con un progressivo peggioramento soprattutto ad aprile. Nel settore dell’artigianato abbiamo percentuali importanti di aziende che hanno fatto ricorso al Fsba. Siamo intorno al 50%. Il numero delle aziende non è ancora in mio possesso, ma stiamo recuperando i dati e le proiezioni vanno in questa direzione.

La metalmeccanica è una nostra punta di diamante.

Nel settore metalmeccanico abbiamo l’Impiantistica in forte calo, soprattutto quella legata ai cantieri, mentre la Meccanica di produzione ha sofferto relativamente meno. O meglio, solo in alcuni comparti, ovviamente hanno continuato a lavorare le aziende che fanno parte della filiera alimentare e biomedicale, con alcune realtà in controtendenza dove addirittura si è ricorso ad alcune assunzioni come mi riferisce il segretario generale della Fim Cisl Romagna. In generale si riscontra un calo medio del 25%, in calo anche le esportazioni in conseguenza anche ad alcuni provvedimenti di altri Paesi, vedi ad esempio la Germania, dove si è limitata l’importazione di tutto ciò che è possibile produrre internamente. Questo ha inevitabili ripercussioni nel nostro paese, non solo su aziende strutturate, ma soprattutto su piccole e medie aziende che sulle esportazioni puntano per una questione di sopravvivenza. Le Casse attivate nella nostra Provincia in questo settore sono circa 300.

Altri settori?

In forte sofferenza è la Gommaplastica che lavora per il settore Automotive, oltre al fermo produttivo qui riscontriamo problemi seri di liquidità. Chi è partito anticipando la cassa ha già fatto sapere che non sarà nella stessa condizione se la situazione si protrae ancora per alcuni mesi. Stessa condizione la registriamo per il settore Ceramico. Complessivamente per questi ultimi settori risultano pervenuti dalla categoria dati importanti di circa 70 casse, che interessano circa 3.800 lavoratori. Dati ancora più importanti e preoccupanti giungono dal settore Commercio e dal settore Turismo.

Dove le riaperture vanno più a rilento.

Certamente sono settori che hanno visto un ricorso massiccio all’uso degli ammortizzatori. Nell’area Romagna sono state attivate circa 4mila procedure tra cassa integrazione e Fis con un numero ancora imprecisato di lavoratori coinvolti, ma che certamente supererà i 20mila addetti.

In agricoltura come va?

Come se non bastasse all’emergenza sanitaria, per il nostro territorio si è aggiunta una situazione disastrosa in conseguenza delle gelate che hanno letteralmente distrutto molte colture. Si parla della perdita del 90% di albicocche, susine e pesche nettarine, di un 50% di kiwi e altro ancora. Il lockdown ha reso impossibile per molti agricoltori ricorrere all’assicurazione, per cui si rende necessario un intervento straordinario anche in questo settore.

Un quadro da anno funesto.

La situazione in definitiva è riassumibile con una forte preoccupazione per la tenuta del sistema economico, conseguentemente il rischio di perdere molti posti di lavoro è concreto. Si rende necessario pensare sin d’ora a come fronteggiare le conseguenze e come rilanciare l’economia perché gli ammortizzatoti sociali, certamente fondamentali, non potranno esserci a tempi indefiniti. Credo che sia necessario una grande opera di coordinamento tra istituzioni, mondo imprenditoriale e organizzazioni sindacali per definire strategie che possano guidare il paese fuori da una situazione molto complicata che rischia di creare danni a lungo termine.

Un segno di speranza?

Se devo trovare una nota positiva in tutto questo è che finora si è messo al centro la persona, l’importanza della salute e il rispetto della vita delle persone. Ora, però, non bisogna creare danni irreparabile per la tenuta sociale.

a cura di Giulio Donati



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