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La dimensione pastorale della Laudato Sì'

“Il Risorto continua a lavorare, ovvero continua la creazione”, spiega S.E. Mons.Mario Toso che ci invita a meditare la Laudato Sì’

La dimensione pastorale della Laudato Sì

Premessa

Si offrono qui alcuni spunti per valorizzare nelle nostre comunità, aggregazioni, movimenti, nella catechesi, nella formazione all’impegno sociale, la valenza pastorale dell’enciclica Laudato sì’, promulgata da papa Francesco cinque anni fa. E questo dopo che lo stesso pontefice ha indetto un Anno speciale di studio, approfondimento e di sperimentazione della stessa enciclica, dal 24 maggio di quest’anno fino al 24 maggio del prossimo anno. Il volume recentemente pubblicato Ecologia integrale dopo il coronavirus va considerato come strumento di accompagnamento nell’Anno speciale. Ecco, dunque, alcune brevi riflessioni sulla dimensione pastorale della Laudato sì’.

 

La missione della Chiesa in campo ecologico

La comunità ecclesiale, che fa memoria della «creazione continua», ossia di uno sviluppo incessante del creato in Cristo - Verbo incarnato, morto e risorto -, che lo riempie tutto e lo conduce verso la pienezza di Dio, è chiamata a un compito di evangelizzazione dell’ecologia e della connessa attività pastorale. Qui accenniamo solo ad alcuni nuclei fondamentali dell’evangelizzazione e della pastorale relative alla questione sociale che oggi è  questione ecologica.

Cosa deve compiere, in particolare, l’evangelizzazione dell’ecologia?

Innanzitutto, deve aiutare, alla luce del vangelo della creazione e della redenzione, ossia alla luce di uno sguardo religioso, a comprendere che la questione ecologica è una questione integrale, concernente non solo aspetti economici, tecnici, biologici, ma anche aspetti religiosi, antropologici, etici, spirituali, culturali, per cui la sua soluzione dipenderà da un approccio, oltre che fenomenologico, economico, tecnico, biologico, climatico, da un cambiamento etico-culturale, del «cuore», da parte dell’uomo e dei popoli. Dipenderà dall’acquisizione del primo principio ecologico che è quello dell’ecologia integrale – un concetto specifico, che è frutto di un approccio cristiano -, da un’antropologia teocentrica, da una conversione morale. La «religione dell’io», secondo cui l’uomo è Dio, conduce inevitabilmente verso un’antropologia deviata, a un uso indiscriminato del creato, delle nuove tecnologie, assolutizzandole.

In secondo luogo, l’evangelizzazione dell’ecologia, sulla base di uno sguardo teologico, è chiamata a far comprendere che la questione ecologica implica l’interdipendenza e l’unitarietà tra persone, popoli e creato: interdipendenza e unitarietà che costituiscono il fondamento ontologico e pratico dell’ecologia integrale. Tutte le creature, come ha insegnato san Francesco d’Assisi, sono sorelle, data la loro origine comune. Ciò che ne danneggia una, nuoce contemporaneamente a tutte le altre. Ciò che le distrugge offende Chi le ha poste in essere. Ciò che è un crimine contro la natura, come ha ben evidenziato il Patriarca Bartolomeo,[1] è un crimine contro le persone, oltre a essere un peccato contro Dio. In forza di questo, l’evangelizzazione dell’ecologia e la connessa pastorale sono chiamate a evidenziare, come è avvenuto nel Sinodo dei vescovi per la regione Panamazzonica, celebrato nel mese di ottobre in Vaticano (2019),[2] che esiste il peccato ecologico, articolato secondo tre relazioni: contro il creato, le persone e Dio. Un tale peccato va preso sul serio e segnalato nella formazione della coscienza cristiana, nella catechesi, nei formulari per l’esame di coscienza in vista del Sacramento della Riconciliazione.[3]

In terzo luogo, sarà compito dell’evangelizzazione e della pastorale ecologiche evidenziare che la questione ecologica è una questione di giustizia, per l’appunto, ecologica (degrado degli ecosistemi) e di giustizia sociale (debito ecologico tra Paesi, carenza di solidarietà intergenerazionale, crescita dell’impoverimento delle popolazioni più deboli). Una tale questione di giustizia si pone a motivo della interdipendenza e della complementarità tra persone, popoli e creato.

In quarto luogo, sarà compito dell’evangelizzazione e della pastorale ecologiche abilitare i credenti a quel metodo di analisi della questione ecologica, nella sua complessità, che si chiama metodo del discernimento, che struttura la stessa enciclica e che è costituito da quattro momenti (vedere, giudicare, agire, celebrare), connessi tra loro, che vanno attuati non attenendosi solo a criteri fenomenologici, quantitativi, statistici, biologici, tecnici, bensì includendo in essi criteri teologici, antropologici, etici, culturali. Basti accennare ai principi della destinazione universale dei beni, del bene comune, dello sviluppo integrale, sostenibile, inclusivo. La questione ecologica è il «luogo teologico» in cui riconoscere la propria vocazione e il mandato a custodire, amministrare, a «coltivare» il creato, il che implica anche lo sviluppo delle sue virtualità non ancora attuate, secondo quella «grammatica» che il Creatore ha posto in esso. Siamo stati pensati da Dio, ma anche redenti da Cristo e chiamati in Lui a partecipare alla sua grande opera di generazione di «cieli e terra nuovi», vincendo gli attacchi distruttivi in atto, gestendo il creato non da padroni assoluti, bensì da saggi amministratori. Non si tratta di un plus di impegni etici, sociali, economici e culturali, estrinseci rispetto al nostro essere morale, al nostro compimento umano in Cristo. Essi ci appartengono nativamente, in quanto creati da Dio e posti nel giardino per viverci, accrescerne le potenzialità a servizio di tutti, vivendo inseriti in Cristo ricapitolatore di tutte le cose.

 

Compiti della pastorale rispetto all’ecologia

In quinto luogo, va menzionato che l’evangelizzazione e la pastorale ecologiche, secondo la LS, hanno il compito:

- di educare alla cittadinanza ecologica (cittadinanza dal basso, partecipativa, deliberativa, democratica) e, quindi, di essere disponibili, mediante il dialogo civile e pubblico, a creare un movimento globale di cura della casa comune, che non è di proprietà di pochi ma di tutti;

- di far conoscere anche le ragioni cristiane di tale impegno di cura: c’è un apporto specifico da dare nella soluzione della questione ecologica, un apporto unico, che solo i credenti sono in grado di offrire all’umanità e al creato;

- di sviluppare, di conseguenza, un’educazione ecologica, solida, imperniata attorno all’asse di un’ecologia integrale, con l’ausilio dell’acquisizione di virtù fondamentali, relative ovviamente alla fraternità, alla solidarietà, alla giustizia, alla legalità, ad atteggiamenti quotidiani di sobrietà, a nuovi stili di vita. A proposito, piace menzionare che in varie diocesi sono sorte svariate iniziative come: ancor prima della LS, una Commissione Nuovi stili di vita, a Padova o, subito dopo la promulgazione dell’enciclica, un Tavolo per la custodia del creato, a Bologna, o un Segretariato a servizio dell’ecologia integrale, in Francia, o anche un’équipe trasversale di docenti, che lavorano sui temi ecologici, una serie di conferenze sulla LS. Sono stati pensati anche, conformemente alla vocazione ecologica di ognuno, i missionari del creato che, adeguatamente preparati, sono mandati dal vescovo o da un suo delegato alle diverse parrocchie e comunità per sensibilizzare sugli impegni ecologici dei cristiani, in modo che possano rispondere alla loro vocazione e offrire il loro specifico contributo;

- di formare a un’adeguata coscienza sociale, ma soprattutto, ciò che è spesso dimenticato, a una spiritualità ecologica di tipo cristologico ed escatologico, che si incarna concretamente in una conversione ecologica, pastorale, comunitaria, oltre che personale, culturale e, inoltre, procede a costituire reti e movimenti sociali e politici: non basta essere buoni singolarmente, ma occorre rispondere ai problemi sociali non da soli, ma in connessione con gli altri. Impegni concreti connessi con la spiritualità ecologica possono essere: abitare i gesti quotidiani con spirito di condivisione, prendere sul serio l’idea secondo cui «meno è di più»,[4] vivere la liturgia come luogo rivelativo.

 

Campi di formazione

Si aprono qui altri campi di formazione non solo teorica, ma anche pratica, sperimentale, come la formazione di nuove generazioni di cattolici all’impegno sociale e politico a servizio dell’ecologia integrale; come la partecipazione alla liturgia e ai sacramenti per celebrare la redenzione e la trasfigurazione del creato, vivendo il mistero pasquale come fonte e culmine del dono di Dio a cui deve corrispondere l’impegno di continuare, assieme al Risorto, a dissodare e a lavorare il creato. Non a caso, con un’intuizione artistica geniale, il Beato Angelico nel 1438-1440 ha affrescato la scena biblica del Noli me tangere nel Convento di san Marco di Firenze, rappresentando Gesù risorto in un verde giardino con la zappa in mano. Il Risorto continua a lavorare, ovvero continua la creazione. Un’immagine suggestiva, profondamente significativa.[5]

+ Mario Toso

[1] Cf LS n. 8.

[2] Cf Francesco, Querida Amazonia (=QA), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2020.

[3] Alcune riflessioni sul tema del peccato ecologico si possono trovare in: G. Costa-P. Foglizzo, Peccato ecologico, un appello alla responsabilità, in «Aggiornamenti sociali», anno 70/12 (dicembre 2019), pp. 797-804.

[4] Cf LS n. 222.

[5] Cf B. BIGNAMI, Annunciare la risurrezione di Cristo, dei credenti, del creato: riflessione teologico-pastorale, in Aa.Vv., Ecologia e giustizia sociale nel solco dell’enciclica Laudato si’, in «Rivista di Teologia dell’evangelizzazione», anno XXIII, supplemento al n. 45 (2019), pp.173-190.



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