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Ripresa Italia da 750 miliardi

Uno sguardo ai numeri dell’accordo europeo

Ripresa Italia da 750 miliardi

È stato partorito un buon accordo dal Consiglio europeo della scorsa settimana?

Dare giudizi è sempre difficile, ma proviamo a capire insieme di cosa si parla. I 27 capi di stato, riuniti nel Consiglio europeo, hanno trovato un compromesso per un bilancio settennale dell’Unione da 1.074 miliardi e un piano di ripresa (recovery in inglese significa “ripresa”) triennale da 750 miliardi di euro.

“Numeri da far girare la testa”, diceva un personaggio umoristico interpretato da Fabio De Luigi. In effetti è così, ma per capire se questi numeri siano “tanto o poco” bisogna confrontarli con quelli dei piani messi in campo dalle altre potenze mondiali. Gli Usa per esempio, che hanno una popolazione di meno di 330 milioni di abitanti contro i 446 milioni dell’Ue, hanno adottato già a marzo un piano da 2.000 miliardi.

Inoltre, c’è una questione di tempi: i soldi stanziati la settimana scorsa a Bruxelles arriveranno dal 2021 e per una buona parte saranno soldi che i Paesi membri danno al bilancio europeo per poi farseli restituire con delle condizioni, per esempio legate a investimenti in infrastrutture, sotto il vigile controllo delle istituzioni europee e degli altri stati membri. Il ché non è per forza un male, visto che in passato l’Italia ha sperperato fondi europei e non, in cattedrali nel deserto, spendendo molto di più del necessario perché ogni euro speso dallo Stato, è un euro guadagnato da un privato. Privato che magari ha legami col dirigente pubblico di turno.

Proprio questi mali italiani sono stati messi nel mirino dei Paesi “avari”. Il loro ragionamento è lineare, di una logica difficilmente attaccabile e tra l’altro riprende un discorso che usiamo spesso all’estero per difendere l’Italia.

Gli avari, parafrasando, fanno un discorso di questo tipo: “Gli Italiani sono più ricchi degli Olandesi (e di molti altri), hanno molto meno debito, sono più parsimoniosi, la vita gli costa meno, possiedono molti più immobili (e un immobile in Italia vale mediamente più di una casa in un grigio angolo dei Paesi Bassi). Questo anche perché gli Italiani, nonostante la tassazione in teoria sia molto alta, alla fine, in media, spendono molto meno del dovuto: in primis per l’evasione, di cui siamo campioni europei, ma anche per l’ingegno di fiscalisti, commercialisti e via dicendo che trovano sempre nuovi modi per nascondere patrimoni. Anche per questo lo stato italiano è il più indebitato d’Europa e tra i primi al mondo: ogni euro di evasione o elusione fiscale, è un euro perso dallo Stato, ma anche un euro guadagnato dal privato”.

“Ma allora perché la loro ripresa non se la pagano con i loro patrimoni privati, invece di venire a chiederlo a noi?”

Per chi scrive, questo discorso ha comunque vari punti deboli: evadono anche gli Olandesi, se risparmiano meno non è colpa nostra, più che chiedere soldi all’Europa chiediamo di poter  spendere i miliardi che ogni anno diamo agli altri paesi, perché ne diamo più di quelli che ci tornano indietro.

Comunque sia, il discorso degli avari è stato efficace e ha prodotto un meccanismo chiamato “super freno”, che fa in modo che un solo Paese possa bloccare l’erogazione dei fondi a un altro Paese per almeno 3 mesi, se ci sono forti dubbi sul progetto per il quale i soldi sono stati erogati.

Insomma, ci si fida poco dell’Italia quando si parla di spesa pubblica. E anche qui, gli avari non hanno tutti i torti.

Federico Patuelli



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