Da Gerusalemme ai confini della terra
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Un'estate che non scorderemo

Alcune riflessioni di S.E. Mons. Mario Toso in merito a questa strana estate post lockdown

Un

Carissimi tutti, mentre vi penso e prego per voi, non posso non dire che questa è certamente un’estate che non scorderemo facilmente.

La pandemia del Coronavirus ci ha colpiti silenziosamente, come il rapace ghermisce nella notte le sue vittime ignare, senza tante possibilità di difesa.

Le persone care che ci hanno lasciati, i condizionamenti che abbiamo vissuto e che hanno, per certi versi, ricordato a noi la nostra costitutiva fragilità, ma anche la nostra vocazione alla solidarietà, hanno prodotto profondi segni nel nostro spirito, nella nostra psicologia, nella società, nella comunità ecclesiale. Abbiamo sofferto, pregato, trepidato, specie per coloro che hanno lavorato e lavorano negli ospedali, nelle case di cura. Abbiamo preso cura di noi stessi non per egoismo, ma per evitare di contagiare gli altri.

Abbiamo riflettuto sul senso di una tragedia così immane, ormai planetaria, che ci ha sollecitati a cavare fuori da noi il meglio, tutto l’impegno a trovare soluzioni che possano rimediare, proteggere, prevenire e, specie ora, progettare un mondo di nuove relazioni, con più cura del destino della casa comune.

Abbiamo vissuto celebrazioni digitali, abbiamo invocato e, talvolta, preteso la presenza all’Eucaristia. Ora che è possibile, seppure sempre con alcune cautele, non pare che il desiderio di parteciparvi sia ancora così acceso.

Si attendono smentite clamorose.

Forse, non abbiamo riflettuto o capito abbastanza. Forse, dobbiamo, in alcuni casi, riprendere a rievangelizzare. Forse, c’è bisogno di una conversione pastorale delle nostre comunità. Il Coronavirus ha sicuramente dato una scossa alla superficialità e alla spensieratezza e, purtroppo, anche alla sanità, alle RSA, al mondo del lavoro, alle scuole, non escluse quelle cattoliche.

Ma dobbiamo denunciare altre pandemie, non meno gravi, meno segnalate: la crisi della ragione, del senso critico rispetto al pensiero unico prevalente, della politica che ripete puntualmente i riti della caccia ai posti, dell’appiattimento sull’econo-mico e sulle nuove tecnologie pur importanti, senza riconoscere il primato della persona e del bene comune. Ma non vanno nascosti episodi malavitosi, crescita incontrollata dell’usura, illegalità, sfruttamenti anche degli immigrati. Abbiamo ancora bisogno di riflettere. Questo periodo estivo, che ci restituisce agli affetti famigliari, ci può aiutare a rientrare in noi stessi, a confrontarci con la presenza permanente del Risorto nella nostra vita personale e comunitaria. Non disprezziamo il giogo soave dell’amore di Cristo. Esso trasfigura la nostra sofferenza e la nostra vita.

Ci sospinge a imparare l’obbedienza della fede dalle cose che patiamo.

Ci fa capire che il nostro tesoro più prezioso è rappresentato dalla croce del Signore e dai poveri, assieme alla speranza di una umanità nuova, quella guadagnata dal Risorto. In particolare, in questo periodo vinciamo l’allergia alla lettura, all’approfondimento delle notizie. Per chi è abituato al mare a fare lunghe nuotate suggerisco la lettura del nuovo Direttorio per la Catechesi (Edizioni san Paolo 2020): un tomo che può essere apprezzato anche da coloro che sono fondisti della corsa di montagna. Una nota lieta per noi di Chiesa: con la fine di agosto e specie nel mese di settembre potremo celebrare il sacramento della Confermazione. Buona estate a tutti, piccoli e grandi, anziani e ammalati, religiose e religiose, presbiteri e diaconi, laici. Buona estate nel Signore Gesù!



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