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Dalla guerra civile al virus, sempre grande povertà

Una testimonianza dalla Bolivia

Dalla guerra civile al virus,  sempre grande povertà

Provo a farvi una panoramica della situazione qui in Bolivia… Il Paese sta attraversando certamente un periodo particolare cominciato con la guerra civile alla fine dello scorso anno nel post-elezioni, dopo vari scontri e una situazione di instabilità politica e non solo, il Paese è ripartito sotto la guida di un governo provvisorio. L’anno scolastico finito “male” a metà dicembre è ri-iniziato ai primi di febbraio.

Qui a Escoma dove viviamo, da tre anni è aperta una scuola superiore maschile a regime di internato e quest’anno si è aperta anche una scuola superiore femminile. Si segue lo stile educativo e regolamento che san Giovanni Bosco pensò per i suoi ragazzi, con l’obiettivo di “formare buoni cristiani e onesti cittadini”, che in queste zone è ancora molto valido e attuale.

Eravamo proprio nell’euforia dell’inizio anno scolastico quando a metà marzo l’attuale presidentessa ha annunciato la chiusura temporanea delle scuole come misura preventiva contro il Covid-19.

Così è cominciata la nostra quarantena: all’inizio ovviamente, visto che siamo bianchi e italiani, ci avevano additati come “untori” sostenendo che stessimo nascondendo p. Marco Ferrucci tornato malato dall’Italia, quando invece era appena rientrato in Italia. Per fortuna siamo riusciti a chiarire la situazione grazie ad alcune autorità locali (rappresentanti del popolo) e avvisi e interviste per radio!

Se la quarantena sembrava iniziata bene e con provvedimenti rigidi, ora lo sembra meno, e i contagi aumentano, soprattutto nelle zone rurali, dove la gente è più povera e ignorante ed è difficile far capire il perché e come dev’essere la quarantena. Molti pensano che la razza boliviana sia forte e che, curandosi con i loro rimedi naturali possa passare in fretta, la fetta più grossa e povera di popolazione pensa che sia un’“invenzione” politica dell’attuale governo per rinviare le elezioni.

Come misura preventiva è stato eliminato il mercato domenicale in piazza, che però è stato sostituito da un mercato mattutino tutti i giorni della settimana con il triplo della gente che c’è normalmente, ovviamente nessuno con la mascherina o che faccia caso al distanziamento sociale. Il Governo per sostenere le famiglie ha stanziato un bonus di 500 boliviani per ogni studente, dall’asilo fino alle superiori; purtroppo anche questo si è trasformato in motivo di rischio per le famiglie, i genitori si trovano a dover fare file chilometriche per poter entrare in banca, dall’1 o 2 del mattino dormendo fuori assieme a moltissime altre persone. Questa è la situazione “surreale” in cui ci troviamo…

In periodi come questo, che nessuno ha mai vissuto né si potevano immaginare, anche noi volontari che siamo qui per fare la carità andiamo un po’ in crisi vedendo che non possiamo fare più tanto come prima, ma molto molto meno e che dovremo pensare un nuovo modo di fare la carità cercando di tutelare e proteggere le persone che vengono a chiedere aiuto, viveri, verdura, ecc,… per evitare di trasmettergli anche il virus oltre che ciò di cui hanno bisogno.

Non è una situazione facile ed ogni giorno ci troviamo davanti a tanti dubbi e preoccupazioni e immagino che sia così, se non peggio, nelle missioni di tutto il mondo.

Penso a chi, come noi, volontari dell’Oratorio don Bosco, sostiene le sue missioni senza avere “entrate fisse”, ma con il lavoro e la fatica di ragazzi in Italia che tramite campi di lavoro, bancarelle, raccolte viveri e altre attività con bambini e ragazzi ricavano ciò che fa “andare avanti” la missione, loro, i ragazzi e i giovani sono il nostro motore; in un periodo come questo, difficile e di crisi in Italia ovviamente è tutto fermo, bloccato e non si sa quando e come si potrà ripartire, così anche noi siamo costretti a cominciare a pensare cosa si può “tagliare”, nel nostro fare la Carità cosa è più “importante”.

  Escoma si trova a quasi 4.000 m di altitudine (3815 m.s.l.m.) sulle rive del lago Titicaca nella regione di La Paz, capitale della Bolivia.

È una comunità di circa 6mila abitanti, di cui una parte vive nel paesino centrale (che è in continuo sviluppo per via della posizione favorevole) e il resto vive nei piccoli villaggi sparsi su un territorio molto ampio. La gente di queste zone è di etnia aymara, ancora molto legata ai propri costumi e tradizioni ed è appunto l’aymara la prima lingua parlata, seguita dallo spagnolo.

La gente, soprattutto quella che vive fuori dal centro abitato, si occupa per la maggior parte di agricoltura di sussistenza e della pastorizia di qualche animale. Per quanto riguarda l’agricoltura si tratta di prodotti coltivati con la fatica che si può immaginare a questa altitudine e con mezzi molto arretrati: si vede in giro qualche trattore, ma la maggior parte del lavoro viene fatto a mano e con gli animali da soma.

La missione di Escoma è una delle più antiche dell’Operazione Mato Grosso, il primo gruppo di volontari arrivò infatti all’inizio degli anni ‘70.

Nel 2016, p. Ugo de Censi fondatore dell’Operazione Mato Grosso, lancia una proposta al movimento degli “Oratori Don Bosco” chiedendo aiuto proprio per la missione di Escoma rimasta scoperta. Così a ottobre 2016 p. Marco Ferrucci, sacerdote volontario di origini faentine, assieme ad altri due volontari arriva a Escoma e riapre le porte di questa casa. L’anno successivo a ottobre arrivarono anche Luca Dominici e Claudia Guidi, giovane coppia del riminese, attualmente incaricati assieme a p. Marco della scuola d’arte maschile e, nel novembre 2018, mi aggiungo io, volontaria faentina ora a carico della scuola d’arte femminile.

Marta Melandri



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