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Ravenna in udienza da Papa Francesco per Dante

Per il Centenario verrà ricollocata nella Tomba di Dante, restaurata, la croce che Paolo VI donò a Ravenna in occasione del Settimo Centenario della nascita di Dante. Il 10 ottobre, il vescovo Lorenzo assieme al sindaco Michele de Pascale andranno in udienza dal Pontefice per farla benedire e per invitarlo ufficialmente a Ravenna per il Centenario

Ravenna in udienza da Papa Francesco per Dante

Ravenna da Papa Francesco. Il prossimo 10 ottobre una nutrita delegazione della nostra città andrà in udienza dal Pontefice, guidata dall’arcivescovo Lorenzo e dal sindaco Michele de Pascale. L’occasione è strettamente legata al Centenario di Dante le cui celebrazioni inizieranno ufficialmente il prossimo 5 settembre, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con l’inaugurazione della restaurata Tomba di Dante.

 

L’interno della Tomba di Dante con la Croce donata da Paolo VI

 

Proprio in quell’occasione, infatti, verrà ricollocata all’interno del monumento una croce di ferro originale (fino a prima del restauro era presente una copia) donata a Ravenna da Paolo VI, il papa che nel 1964, in occasione del settimo centenario della nascita del Sommo Poeta, pubblicò sulla sua opera la lettera apostolica Altissimi Cantus. La croce che finora è stata conservata in Classense, sarà ricollocata temporaneamente per l’inaugurazione perché l’idea è poi quella di portarla Roma e farla benedire da Papa Francesco nell’udienza del 10 ottobre. “Sarà anche l’occasione per invitare ufficialmente il Santo Padre a Ravenna per il Centenario”, ha spiegato il sindaco oggi pomeriggio alla presentazione del calendario delle iniziative.

Tra l’altro, la croce e la lettera di Paolo VI che l’accompagnava, indirizzata all’arcivescovo di Ravenna di allora, monsignor Salvatore Baldassarri, avevano un significato storico particolare per la riabilitazione della figura di Dante per la cristianità.

Come ha ricordato Mario Scotti, scrivono Giuseppe Frasso e Michele Faldi nel volume “…non fa scienza, senza lo ritenere, avere inteso” (Edizioni Vita e Pensiero), “Sanciva il riconoscimento che il poeta , nonostante certe sue violente polemiche contro la curia romana, del resto non immotivate, era vissuto e morto come un figlio devoto della Chiesa, che ne poneva le sue reliquie sotto il segno fondamentale del mistero cristiano, respingendo implicitamente l’idea di un Dante eretico e ribelle, riproposta varie volte nel corso della storia”. Negli stessi mesi, Paolo VI fece dono a Firenze di una corona d’oro che 14 novembre venne collocata nel Battistero di San Giovanni alla presenza di 500 padri conciliari e del segretario di Stato Amleto Cicognani.



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