Da Gerusalemme ai confini della terra
sfoglia la rivista

Cattolici e politica: unità tra fede e attività di governo

Il cattolico che si impegna in politica non può scindere fede e vita, Vangelo e cultura

Cattolici e politica: unità tra fede e attività di governo

Nella campagna elettorale in vista delle imminenti elezioni amministrative si è talvolta vista valorizzata la presenza di cattolici in questo o quello schieramento politico o si sono espresse opinioni in ordine al ruolo dei cattolici in politica, richiamando anche citazioni del Magistero della Chiesa. In alcuni casi si ha però l’impressione che non vi sia chiarezza su quello che è il corretto rapporto tra fede e azione politica. Purtroppo l’impressione si rafforza quando si leggono dichiarazioni che paiono scindere fede e cultura, fede e vita concreta, fede e iniziative legislative.

Si sente spesso dire (non solo ultimamente, ma da molti anni) che un politico giura sulla Costituzione e non sul Vangelo o capita di leggere che nessun cattolico vorrebbe che un rappresentante civico facesse del Vangelo una Costituzione, per concludere che un politico che si proclama cattolico governa secondo la Costituzione e agisce secondo coscienza.

Simili dichiarazioni si prestano a un equivoco e vanno quindi chiarite, proprio alla luce del Magistero della Chiesa, per cercare di fornire un criterio su cosa significhi per un cattolico impegnato in politica essere coerente. È sicuramente vero che un politico cattolico non è un rappresentante della Chiesa al Governo o in Parlamento o all’interno di un qualsiasi organo elettivo a carattere locale, perché questo significherebbe propugnare una forma di clericalismo, attribuendo al Magistero della Chiesa l’esercizio di un potere politico.

Ciò sarebbe contrario alla concezione, oggi consolidatasi, di uno Stato laico (vale a dire autonomo rispetto a qualsiasi sistema religioso/apparato ecclesiastico), corrispondente a un principio fondamentale del nostro ordinamento, ricavabile, se non da un espresso riconoscimento costituzionale, quantomeno in via interpretativa dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione.

Ma, se in questo senso cultura e fede sono due cose diverse, Vangelo e Costituzione sono due riferimenti che rimangono distinti, non si può cadere nell’errore di ritenere possibile che un politico possa dirsi coerente con la fede che professa se la relega a un fatto puramente interiore, intimistico, che orienta le sue scelte personali, ma non si trasforma in azione pubblica, in atti di governo concreti (in “sale della terra” per usare un linguaggio evangelico).

Per essere chiari e attuali, se così non fosse, allora, quando le direttive di partito mirano all’approvazione di misure dirette a minacciare la dignità della vita umana, il cattolico impegnato in politica potrebbe tranquillamente concorrere ad approvare le norme a ciò finalizzate, perché così impone la maggioranza, ma poi, da “buon cattolico”, deciderebbe in cuor suo di non avvalersene.

Sotto questo profilo il Magistero della Chiesa è fortunatamente molto chiaro ed è riassumibile in questo concetto: il cattolico che si impegna in politica non può scindere fede e vita, Vangelo e cultura; egli è libero di scegliere a propria discrezione su questioni contingenti (di carattere politico, sociale, economico, lavorativo, logistico, urbanistico ecc.), ma quando entrano in gioco questioni etiche fondamentali che riguardano la natura della persona e i valori fondamentali di un uomo (vita, famiglia, libertà, giustizia, carità ecc.), non può ignorare l’insegnamento morale e sociale della Chiesa che è del resto espressione di quel diritto morale naturale che è iscritto nel cuore di ogni uomo in quanto tale, prima ancora che in quanto essere religioso.

Per chiarire il concetto, esiste piena libertà politica (sia pure sempre affiancata a responsabilità) quando si tratta di operare delle scelte di carattere tecnico o riferite a materie opinabili (ad esempio se rendere o meno edificabile una data area oppure se dare preferenza alla costruzione di centri commerciali o piuttosto valorizzare il commercio al minuto nel centro storico o, ancora, se destinare fondi pubblici a uno o a un altro settore economico).Ma se la decisione riguardasse una scelta politica che, ad esempio, volesse destinare fondi pubblici solo a favore di quelle strutture sanitarie che non pratichino obiezione di coscienza sull’aborto o a favore di attività lesive della libertà e dignità della persona, l’impegno dei cattolici non potrebbe cedere a compromesso alcuno, perché altrimenti verrebbero meno la testimonianza della fede cristiana nel mondo e la unità e coerenza interiori dei fedeli stessi.

In altre parole, il cattolico non è una persona che ha una doppia coscienza o una sorta di doppia vita: una privata che riguarda le sue convinzioni interiori che cerca di mantenere coerenti al Vangelo e una pubblica che riguarda il suo operare nella società, il quale potrebbe anche essere dissonante da quelle convinzioni.

Essere cattolico impegnato in politica significa essere una persona che fa dell’unità di vita la sua ragione di vita il che, tradotto in concreto, significa certamente fare del Vangelo una Costituzione, se con ciò intendiamo operare applicando la Costituzione in modo coerente al Vangelo. Ciò è perfettamente possibile perché la Costituzione non contiene principi contrari al Vangelo e quindi il politico applica appunto la Costituzione soprattutto quando contribuisce a elaborare proposte di legge o assume iniziative che difendono i valori fondanti della persona e della società. I cattolici quindi hanno il diritto e il dovere di intervenire per richiamare al senso più profondo della vita e alla responsabilità che tutti possiedono dinanzi a essa. Questo significa che quanti sono impegnati direttamente nelle rappresentanze legislative hanno il “preciso obbligo di opporsi” a ogni legge che risulti un attentato alla vita umana. Per essi, come per ogni cattolico, vige l’impossibilità di partecipare a campagne di opinione in favore di simili leggi né ad alcuno è consentito dare a esse il suo appoggio con il proprio voto (Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium vitae, n. 73).

In questo senso la fede costituisce come un’unità inscindibile e non possono sorgere equivoci sul punto quando si richiama la differenza tra fede e cultura o tra fede e Costituzione. Un meraviglioso sunto dei principi che si sono sommariamente espressi è contenuto nella sempre attuale Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica emanata il 24 novembre 2002 dalla Congregazione per la dottrina della fede (www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/ documents/rc_con_cfaith_doc_20021124_politica_it.html).

Altro documento di estrema chiarezza e capolavoro di sintesi sui rapporti tra fede e cultura è il Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti al Congresso nazionale del Movimento ecclesiale di impegno culturale (www.vatican.va/content/john-paulii/it/speeches/1982/january/documents/hf_jpii_spe_19820116_impegno-culturale.html), in cui leggiamo: “È mediante l’inculturazione” – mediante cioè una fede che diventa cultura - “che si cammina verso la ricostruzione piena dell’alleanza con la Sapienza di Dio, che è Cristo stesso” (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 10)”.

Più di recente, è l’opera del nostro vescovo (Mario Toso, “Cattolici e politica. In un tempo di cambiamento epocale”, III edizione, Soc. Cooperativa Sociale Frate Jacopa, Roma 2019).

È evidente che tutto questo comporta che i cattolici che si spendono in politica dovranno acquisire consapevolezza di essere spesso una minoranza controcorrente, ma saranno decisi a essere minoranza creativa (nell’intervista del 26 settembre 2009, durante il volo verso la Repubblica Ceca, rispondendo alla domanda su come i cattolici possono contribuire al bene comune del Paese, Benedetto XVI ebbe occasione di dire: “Direi che sono le minoranze creative che determinano il futuro, e in questo senso la Chiesa cattolica deve comprendersi come minoranza creativa che ha un’eredità di valori che non sono cose del passato, ma sono una realtà molto viva e attuale”). Si tratta però di farsi “creatori di un pensiero rivoluzionario, sprigionante dalla propria identità”, vale a dire generatori di una “nuova cultura politica” (Mario Toso, Cattolici e politica. In un tempo di cambiamento epocale, cit.).

È questo l’augurio e al contempo la richiesta che può farsi ai nostri politici, a prescindere dall’appartenenza partitica.

Comitato di Presidenza della Consulta delle aggregazioni laicali

Diocesi di Faenza-Modigliana



sfoglia la rivista
Cerca nel sito
Agenzia Sir carta bianca

Rubriche

Bambini a caccia di stelle con RicercAzione

Bambini a caccia di stelle con RicercAzione

Giovedì 22 ottobre nel chiostro di via Castell ...

Da Strasburgo a Faenza per amore... e non solo

Da Strasburgo a Faenza per amore... e non solo

Intervista a Emma Berthaud in servizio al Centro di A ...

Covid-19 e ciclone Amphan

Covid-19 e ciclone Amphan

Mesi difficili per la Zona di Sathkira, in Bangladesh ...

libri su p.Daniele SIR papa giovani NOVENA P DANIELE open ort open ort bis fondazione dalle fabbriche adorazione eucaristica VIGNETTA AGOSTO dress again Home Diocesi di Faenza Modigliana Vangelo del giorno Logo CEI Biblioteca digitale Faenza caroli unitalsi Libro di Padre Daniele papa francesco