Da Gerusalemme ai confini della terra
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Verrà la vita

In questi giorni, in cui ricordiamo i nostri cari presso le loro tombe e durante la cosiddetta ‘seconda ondata’, è bene non perdere quella dimensione relazionale che nemmeno la morte può spezzare e che fa parte intimamente di ciascuna persona

Verrà la vita

Sono tante le crisi messe in luce dalla pandemia da Covid-19. Certamente c’è l’emergenza sanitaria in primis e, a cascata, quella economica e sociale. Ma c’è una dimensione che le raccoglie tutte ed è seriamente contagiata dal virus: quella antropologica. Tante volte abbiamo sentito frasi come ‘Niente sarà come prima’, e personalmente penso che corrisponda a verità. Ma questo non vale solo per le abitudini, ma soprattutto per come sarà l’essere umano del domani. Avete notato? Alla notizia di una malattia, fino a qualche tempo fa, si accompagnava la persona con la preghiera per la sua guarigione: oggi, invece, sommersi dai numeri che quotidianamente la televisione ci offre, ci dimentichiamo che proprio quei numeri sono in realtà persone con il loro vissuto e le loro relazioni.

In questi giorni mi è capitato sotto gli occhi uno splendido libro Verrà la vita e avrà i suoi occhi, dove il vescovo di Pinerolo, mons. Derio Olivero, racconta i suoi 40 giorni in terapia intensiva, vissuti fra la vita e la morte. Egli sottolinea come, nel momento in cui si è vicini alla morte come è successo a lui, restano solo due cose: la fede e le relazioni.

Noi cristiani professiamo una grande e bella verità che fa parte della nostra fede come la Comunione dei Santi: proclamiamo cioè l’esistenza di una relazione tra chi è nel tempo e nella storia e coloro che sono nell’eternità. Sarà perché compare alla fine del Credo, quando siamo ormai protesi verso la preghiera dei fedeli, viene spesso lasciata da parte.

Ma in questi giorni, in cui ricordiamo i nostri cari presso le loro tombe e durante la cosiddetta ‘seconda ondata’, è bene non perdere quella dimensione relazionale che nemmeno la morte può spezzare e che fa parte intimamente di ciascuna persona.

Quest’anno particolare visitando le tombe dei nostri cari ricordiamo che, come ci dice la nostra fede, le anime non muoiono, nemmeno per colpa di un virus.

E sempre la nostra fede nella Comunione dei santi, si fa intercessione reciproca e ci fa essere davvero ‘fratelli tutti’.

Tiziano Zoli



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