Da Gerusalemme ai confini della terra
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L'omelia del vescovo S.E. Mons. Mario Toso ad un anno dalla scomparsa di don Domenico Monti

La messa si è svolta a Villanova di Bagnacavallo, giovedì 10 dicembre

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 Caro don Marco, cari fratelli e sorelle, ci ritroviamo per celebrare nel Signore Gesù il primo anniversario della morte dell’amato don Domenico. Fu un sacerdote dalla fede granitica, animato da un grande amore per il suo popolo, specie per le nuove generazioni. Ho ben impresso nella memoria le lacrime dei ragazzi e dei giovani che lo venivano a trovare e che facevano il servizio di ministranti. Parevano inconsolabili al pensiero che non potevano più godere qui in terra della sua amicizia e della sua amabilità. Don Domenico Monti aveva saputo, sin dal suo arrivo trepidante in questa parrocchia, creare uno spirito di famiglia, di accoglienza. Attorno alla sua paternità sacerdotale, riflesso di quella di Dio Padre, crebbe una comunità attenta ai bisogni della gente, a partire dall’amore fraterno, aperto a tutti. La sorgente più prossima di tale amore trascendente per don Domenico stava in Gesù, il Buon Samaritano, che come ci ha anche ricordato papa Francesco nella sua ultima enciclica Fratelli tutti è il Figlio di Dio che si fa prossimo, per redimere, per soccorrere i peccatori, coloro che sono a terra, derubati ed emarginati, per integrare tutti in un’unica famiglia. Al centro del suo slancio caritativo, per certi versi vulcanico, generatore di svariate attività pastorali e sociali, don Domenico poneva l’impegno dell’annuncio di Gesù. Si trattava di un annuncio non solo verbale, ma incarnato in tante opere di bene, tali da rimandare a Colui che doveva essere conosciuto ed amato non per abitudine, ma per convinzione, non formalmente, ma con sincerità di cuore, non per proselitismo, ma con libertà di coscienza. In sostanza, l’evangelizzazione di don Domenico avveniva in un ambiente ove si respirava naturalmente l’amore di Dio non solo proclamato, ma soprattutto vissuto con una spiccata intelligenza d’amore. L’ambiente famigliare della comunità parrocchiale doveva essere un luogo di proposta della bellezza del bene, di contagio positivo, non di imposizione. Nel suo metodo pastorale e pedagogico era preminente il far fare un’esperienza ricca e gioiosa della vita cristiana. Facile a dirsi per noi, ma per don Domenico voleva dire mettere in cantiere molteplici attività pastorali, con creatività, con un metodo preventivo, andando incontro ai bisogni delle famiglie e dei giovani.

Con la collaborazione di sacerdoti coadiutori, volonterosi ed entusiasti del loro ministero, come don Pellegrino Montuschi, don Giacomo Minelli, don Otello Galassi, ma anche con la collaborazione di laici illuminati e che si sentivano corresponsabili, oltre a restaurare la chiesa parrocchiale, trovò ed organizzò un luogo per le vacanze estive, in montagna e al mare; escogitò con una piccola corriera un servizio di trasporto per i suoi ragazzi e giovani, alcuni dei quali dovevano andare a scuola a Lugo; ideò un luogo di ricreazione o, meglio, fece costruire un capannone, sempre per le attività dei giovani; inoltre, volle la casa dei nonni, ma anche le Case fiorite (14 appartamenti per persone autosufficienti, collegate con campanelli con la Casa dei nonni); non esitò a dare il via a varie iniziative per i rumeni che venivano in cerca di lavoro, ma che avevano bisogno anche di ospitalità.

Queste sono alcune delle attività sbocciate dal cuore e dalla mente di un parroco premuroso per il suo popolo, sino a mettere a disposizione la sua attività di falegname nel suo laboratorio per piccoli lavori, quelli che il tempo libero gli consentiva. Non va dimenticata, infine, la bella abitudine di creare incontri conviviali con i confratelli sacerdoti: erano momenti non solo di serena familiarità, ma anche di confronto su problemi pastorali, sociali, culturali e religiosi. Anche qui la Pia e l’Angela si davano da fare perché tutto fosse preparato al meglio con soddisfazione degli ospiti.

Sebbene indebolito e condizionato da diversi acciacchi non rinunciava a fare catechismo, a celebrare la Messa, accompagnato immancabilmente da Neve, quella dolce cagnetta che trovi presente anche nelle foto delle sue esequie e che partecipava a vari eventi condividendo gli applausi per i cresimati. Quanti bei ricordi ha lasciato don Domenico a questa comunità sia religiosa sia civile. I sacerdoti fervorosi e dinamici nell’amore, artigiani di bene e di pace, sono una benedizione e una fortuna per coloro che li incontrano sulla propria strada. Tali presbiteri lasciano una traccia profonda nello spirito e nelle relazioni, accrescono la nostalgia di Dio.

In questa celebrazione di suffragio per don Domenico Monti preghiamo per lui, per questa comunità, per il suo parroco don Marco, per tutti i laici corresponsabili, ma non dimentichiamo di pregare perché sappiamo discernere tra i giovani i germi della vocazione sacerdotale, di una missione entusiasta nella testimonianza cristiana.

+ Mario Toso