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Accogliere, lavoro prezioso e complicato

Riceviamo e pubblichiamo questa testimonianza. L'autore sollecita un confronto, perché ai gesti di accoglienza occorre affiancare la rimozione delle ingiustizie
Accogliere, lavoro prezioso e complicato

La  comunità papa Giovanni XXII così come molte altre associazioni e Onlus accoglie molti profughi, spinte dalla sensibilità e umanità verso persone che rischiano la vita per di trovare la liberta e una vita migliore (in realtà anche dalle continue richieste delle Prefetture e Comuni che non sanno come gestire le tante richieste di accoglienza).

In ogni caso è un lavoro prezioso, che vede molti volontari condividere la vita con chi fugge da guerre e povertà. Bisogna ringraziare questi giovani sono la dimostrazione che la solidarietà e l’accoglienza, possono essere una risposta ai tanti populismi e intolleranze che imperversano in questo periodo nella nostra società.

Questa preziosa azione di solidarietà si accompagna a molte domande ancora senza risposta.

La maggioranza dei profughi accolti provengono da nazioni che non sono in situazione di guerra o persecuzioni (cita la Convenzione di Ginevra per definire lo stato di rifugiato: “chiunque nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza”), fuggono a causa delle povertà in ricerca di una vita migliore, difficilmente potranno essere riconosciuti come rifugiati, gli sarà negata la domanda di asilo politico, l’attuale legislazione non prevede l’accoglienza per gli immigrati per motivi economici. Nella impossibilità di essere rimpatriati, a causa della mancanza di accordi bilaterali con i paesi di origine o perché non vengono riconosciuti come loro cittadini, escono dalle case di accoglienza o dai Care, con un foglio di via, avrebbero l’obbligo di rientrare, nessuno lo rispetta.

Questo fenomeno sta creando una moltitudine di clandestini, destinati ad aumentare nel tempo, dati ufficiali della comunità europea citano che solo il 20% dei profughi entrati in Italia hanno i requisiti per essere riconosciuti come rifugiati, il risultato è che già oltre 50.000 stranieri girano in Italia o in Europa, senza documenti, diventando i nuovi clandestini.

Questi soggetti andranno ad alimentare le sacche di povertà, i ghetti già molto numerosi delle periferie delle grandi città metropolitane, con tutte le difficoltà che ne conseguono, ragazzi ai margini della società nella impossibilità di un lavoro regolare, sfruttati (vedi le tante ragazze che si prostituiscono sulle strade, le nuove schiave del sesso!), facilmente prede di criminali per lo spaccio di droga o peggio ancora, entrano fra le fila degli integralisti islamici alimentando le file dei terroristi.

Purtroppo, l’azione di solidarietà profuso da molti giovani porta indirettamente a conseguenze devastanti, con la prospettiva di forte conflittualità sociale, per assurdo è come se l’amore per gli ultimi si trasformasse in complicità ad alimentare la povertà e la miseria!

In tutto questo dov’è la rimozione delle cause delle ingiustizie?

Sicuramente in questo momento nessuno ha soluzioni per fermare questo esodo di cui si raccolgono i cocci attraverso azioni di solidarietà, ma che ha come esito finale la creazioni di nuovi poveri, diventando complici, ma senza via d’uscita né alternative, di una ingiustizia maggiore.

Vorrei che il mondo dell’associazionismo, quello dove si incontrano le solidarietà sensibili alla ingiustizie, cattolici e laici, elaborassero strategie per dare risposte diverse alla mera accoglienza caritatevole, che ora dà risposte parziali, non risolutive e che da adito ad accuse di buonismo da chi vorrebbe soluzioni drastiche di chiusura dei confini e costrizioni di muri che ricordano passati tempi cupi e nefasti.

Massimo Solaroli

C.T. S. Antonio, via Podestà 12/A, Faenza



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