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Articolo di Giuliano Bettoli

 La Piazza, caro sindaco, non è...
Articolo di Giuliano Bettoli
La Piazza, caro sindaco, non è...
di Giuliano Bettoli (pubblicato il 27 gennaio)
… una specie di grande lavagna nera - parlo del pavimento della nostra Piazza - che i nostri avi ce l’abbiano lasciata a noi, loro posteri, perché l’adoperassimo per spennellarci, con la vernice, delle linee, delle righe, dei numeri, dei tondi, dei quadrati o dei rettangoli quando ci facesse comodo.
Eh no: non è per questo che ce l’hanno lasciata la nostra Piazza. Almeno secondo me. Non so secondo te.
Secondo me ce l’hanno lasciata perché ce la vivessimo e ce la godessimo, e che la mantenessimo bella. Così come c’è arrivata a noi, nonostante che sia passata sotto tante mani. E perché, poi, la lasciassimo in eredità ai nostri posteri, quando noi, a nostra volta, fossimo passati nella categoria degli avi (onorifico passaggio cui, personalmente, sono ormai vicino...).
Eh sì: che la mantenessimo bella. Questa nostra bella, bellissima Piazza.
(Parentesi. Qui non ti parlo, caro sindaco, in qualità di un tuo ipotetico “collega”, dato che, quando sono a est del fiume, sarei il “sindaco putativo del Borgo”. No, no: qui mo, stavolta, ti parlo in qualità di un tuo normale “suddito faentino che paga le tasse” - se non ci credi, puoi andare a controllare nell’apposito ufficio; e se tu sei impegnato e non puoi andarci, ci puoi mandare magari un tuo “donzello”, se ce l’hai ancora… sì, quand’io, un secolo fa, ero dipendente comunale, il sindaco, allora, aveva in anticamera tre “donzelli” compreso un “donzello capo”…). Ma è meglio che mi faccia da piede col discorso sulla Piazza-lavagna da dove ho cominciato.
Allora ti dico che quando mi càpita d’andê s-cióra palàzz - come diceva una volta chi andava su in Comune - cioè quando mi càpita di fare i 42 scalini + 3 che portano nel cosiddetto Salone delle Bandiere, ció, non c’è santi: tutte le volte bisogna che la faccia sempre una scappata sulla loggia.
Come si fa, dato che ce n’ho l’occasione, a non buttare un occhio alla nostra Piazza dal di sopra?
Ciómo, la nostra Piazza - te lo torno a dire - è bella, e bella di quel poco!
Una meraviglia. Uno spettacolo. A me mi si spalanca il cuore e l’anima, quando ci guardo di là sopra. Sempre.
Che me, sebbene che sia stagionato il mio po’, credilo se ti pare, non ci ho mai fatto il callo alla bellezza della nostra Piazza.
Anzi, ti dirò che una volta una signora forestiera, che venne a farsi fare uno stato di famiglia quando facevo i certificati allo sportello n. 6 dell’anagrafe, mi disse addirittura: “La vostra Piazza?! È la più bella Piazza d’Italia!”, e che io poi ci dissi: “Vada là, signora, io la ringrazio di cuore a nome di tutti i faentini, ma, a Piazze, noi di Faenza ci accontenteremmo magari anche solo del 3° posto in classifica generale: sì, sùbito dopo Piazza San Marco e Piazza della Signoria…”.
Insomma, caro sindaco, - tu lo sai meglio di me, - è proprio una gran bella Piazza la nostra Piazza del Popolo (già “Piazza Vittorio Emanuele II”), che poi s’attacca a Piazza della Libertà (già “Umberto I”), e con la Torre, e la Fontana, e il Duomo… valla a trovare te un’altra combinazione di questa fatta da un’altra parte: spazio, aria, storia, monumenti, bellezza, vita, botteghe, gente viva (compresi i soliti rompicàpperi), e bancarelle e ramassoni nei giorni di mercato, e la Nott de Bisò, e i giorni e le sere e le notti del Palio con tutto il suo colorato girone di bandiere e di tamburi e lascia poi dire.
Ebbene, cosa vuoi che ti dica? Ecco: a me mi dà un fastidio boia quando dall’alto vedo le piastrelle della Piazza (poverette, hanno portato sulla schiena anche i carri armati dell’ultima guerra e sono ancora lì!) tutte imbuiaccate di vernice, in genere bianca.
Lì, magari, ci hanno pitturato le righe per farci un campo provvisorio di pallavolo, qui ci hanno fatto una lunga riga per dividere i bambini che, spalleggiati dai nonni, d’estate vendono la roba vecchia, là ci hanno…vuoi che sia un bel vedere?
Adesso poi di corto, c’è stato pitturato anche un bel quadratone bianco per farci sopra i colori tipo ville lumière durante il periodo di Natale… Che poi - bada - la nostra Piazza ce le ha già per suo conto le figure geometriche, - e che figure! - in pietra bianca che ce le misero quando ci fecero la pavimentazione, lì a cavallo del 1930. Disegnate addirittura dal nostro Domenico Rambelli, uno dei più grandi artisti italiani del Novecento.
E no, ció! Ci ha mo da essere bisogno di ingavagnare quelle figure lì con delle altre righe o delle altre linee?
Insomma, caro il mio sindaco, voglio dirti che è un po’che a Faenza col fondo della piazza qualcuno ci ha preso un po’ troppa confidenza. Lo so, sai, quello che dicono quelli che pitturano le piastrelle: “Tanto, la vernice, dopo un po’ va via”.
Sì, va via un accidente che li spacchi!
Ci vuole di quel poco! Tanto più che, invece, poi, le stesse righe al massimo un anno dopo vengono ripassate ben bene per la stessa manifestazione o perché ne salta fuori una delle nuove, e allora, via, un bel tegame di vernice e un’altra bella sfilana di righe. E, così, invece che calare, crescono.
Va là, il mio sindaco, sei poi buono.
Dì ai pitturatori della Piazza che ci diano un taglio.
Giuliano Bettoli 


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