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Una vita dignitosa

Aula semi deserta mentre si doveva discutere della questione principale di queste settimane: la ‘legge sul fine vita’.
Una vita dignitosa  

Una vita dignitosa

 

Aula semi deserta mentre si doveva discutere della questione principale di queste settimane: la ‘legge sul fine vita’. Che notizia, quella girata nei giorni scorsi. A parte alcuni esempi di assenteismo, magari anche clamorosi, è bene sapere che la vita parlamentare non è solo quella delle Aule, ma è anche quella delle Commissioni, luoghi dove si preparano le leggi.

Poi, quella sul fine vita è una proposta che, al momento del voto, vedrà di certo un’ampia partecipazione. Per ora ha fatto solo il suo ingresso tecnico in aula.

Magari ci sono alcuni sostenitori di questo disegno di legge che vorrebbero l’intera popolazione, e i loro rappresentanti tutti, accalorarsi per riuscire a dare all’Italia una legge per offrire a tutti una ‘morte con dignità’. In realtà il Ddl firmato dalla on. Donata Lenzi, bolognese del Pd, è intitolato “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”. In prima istanza si chiede che una persona maggiorenne, capace di intendere e volere possa esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, e possa lasciare scritto preventivamente il proprio consenso o rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari.

Insomma, eravamo abituati ogni lunedì mattina a fare gli allenatori ci calcio. E fossimo stati in panchina al posto di Montella, venerdì scorso col Milan non avremmo di certo perso contro la Juve.

Ora la sfida, però, si fa più complessa. Adesso c’è chi vorrebbe impegnarsi anche in medicina. Il passaggio è breve. Volevamo fare gli allenatori senza patentino, perché non possiamo fare i medici anche senza laurea? Ma può bastare qualche documentario di Piero Angela o di altri esperti scienziati a guidarci in questo campo?

Questo però non è un gioco. La vera dignità rimane quella di ogni uomo/donna nel momento in cui deve fare i conti con uno stato di malattia. La vera sfida è quella di non lasciare solo chi è malato. Fosse anche alla fine della sua vita terrena. Momenti molto simili, che si creda o no in Dio. Il medico ha un suo ruolo, da Ippocrate ai giorni nostri, quello di garantirci le cure adeguate allo stato di salute in cui siamo per favorire la vita. Arriva di certo il momento in cui anche il suo operato non sarà più sufficiente. Ricordo che con mio padre ci prendemmo cura, a tumore molto avanzato, anche secondo la sua volontà, di non ricoverarlo più. Cercammo di stargli accanto a casa sua, anche con l’aiuto dell’assistenza domiciliare dell’Asl. E quando ci disse che non voleva più le sue medicine, fu naturale seguire quella sua volontà. E già dieci anni fa c’erano anche buone terapie anti dolorifiche che mettemmo in atto secondo le disposizioni mediche.

Io non credo alla morte con dignità. Io credo invece che un buon dialogo tra medico, paziente e familiari, aiuta a vivere con dignità anche gli ultimi momenti di vita.

Giulio Donati



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