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Lavoro in chiave Europa

Giorgio Graziani rieletto alla segreteria regionale Cisl Emilia Romagna
Lavoro in chiave Europa

Le prime reazioni di Giorgio Graziani, ravennate rieletto segretario regionale Cisl, sono arrivate su Facebook mercoledì 10 maggio: “Si è concluso il XII Congresso della Cisl Emilia Romagna. Mi hanno confermato alla guida, insieme a Maurizia, Antonio e Ciro. Una grande responsabilità che spero di poter onorare con impegno e passione. Sono state due giornate splendide: interventi interessanti e numerosi, organizzazione perfetta e grande partecipazione. Ho percepito un clima positivo e soprattutto tanti riconoscimenti per il modo interessante con cui abbiamo organizzato i lavori. Apprezzamento da parte dei delegati, questo è quello che conta. Abbiamo respirato tante voci anche fuori dai nostri confini con sindacati di altri paesi confermando che insieme possiamo aiutarci a costruire un futuro migliore”.

Quali sono le priorità cui guarda la Cisl regionale?

Sono prevalentemente tre: occuparci di Europa e di pace riscoprendo la vocazione di un sindacato libero e democratico nello svolgere anche il ruolo di Educatore Sociale; aggiornare il Patto per il Lavoro regionale a partire dai temi riguardanti i giovani e le politiche attive e in ultimo continuare nel processo di cambiamento della nostra Cisl proseguendo gli accorpamenti territoriali (quattro anni fa eravamo 10 territori, oggi siamo solo 5) e, come dice la nostra segretaria generale Anna Maria Furlan, promuovendoci sempre più credibili, determinati e trasparenti al servizio di chi rappresentiamo, lavoratori e pensionati in particolare.

La vicenda disoccupazione è sempre complicata. Sono tanti gli italiani in cerca di occupazione, ma anche tanti gli immigrati occupati e quelli ancora in arrivo. Può esserci un rischio collisione?

Direi proprio di no. In regione, il Patto per il Lavoro ha permesso, nel 2016, di ridurre la disoccupazione al 6,9%, creando circa 50mila posti di lavoro in più. Lo stesso 2017, con il rientro sul mercato dei lavoratori scoraggiati, dovrebbe portare un progresso più contenuto (+ 0,9%) ma significativo. In questo trend i lavoratori stranieri, perfettamente integrati, svolgono già oggi un ruolo basilare e continueranno a farlo, contribuendo alla crescita della nostra Regione. Differente e più complessa è la questione delle politiche migratorie, per gestire le quali è indubitabile che servano regole più chiare ed applicabili (l’ultimo decreto Minniti Orlando non va in questa direzione) e un ruolo più forte della UE oggi purtroppo completamente latitante.

E la questione giovani?

Dobbiamo fare di più! È la nostra ossessione. Sebbene nel 2016 siano cresciuti i giovani occupati tra 15-24 anni (+10.600 posti di lavoro), il tasso di disoccupazione regionale permane sopra il 25% che, anche se molto minore di quello nazionale, è insopportabile. Proprio per questo abbiamo chiesto di aggiornare il Patto regionale per il lavoro, che tante soddisfazioni ha dato finora in molti campi. Il funzionamento del mercato del lavoro, del sistema dell’istruzione e della formazione e delle politiche attive in regione va reso più efficiente, anche in ragione del fatto che nel 2017 quasi un’assunzione su quattro (23,1%) in Emilia Romagna non troverà risposta per la mancanza dei profili professionali richiesti dalle imprese. E di certo vanno individuate forme di agevolazione anche economica in favore delle assunzioni, stabili, dei giovani.

Comunque, Emilia Romagna sempre fra le prime in Italia come produzione e occupazione?

Siamo traino nel Paese. Nel 2016 siamo stati la prima regione italiana per ritmo di crescita (+1,4%), risultato che verrà probabilmente bissato anche nel 2017 (+1,3%). I dati ci danno ragione. Il Patto, il dialogo sociale, l’impegno comune verso la crescita, hanno sviluppato Coesione Sociale. Coesione che possiamo finalmente riconoscere come elemento fondamentale della competitività. La regione infatti ha visto sviluppare forti investimenti, soprattutto di multinazionali, e valorizzare le nostre eccellenze, in particolare attraverso l’export e la internazionalizzazione.

Al vostro congresso c’erano sindacalisti stranieri. Di dove e per dire cosa?

Abbiamo avuto, con grandissima soddisfazione sindacalisti brasiliani, europei (Germania, Spagna, Polonia) e una delegazione di associazioni della Bosnia. Noi, anche attraverso la nostra ISCOS ER (Ong), cooperiamo con sindacati stranieri. Il mondo è sempre più globalizzato, ci contaminiamo reciprocamente e cresciamo insieme. Gli Stati Uniti d’Europa sono il sogno non ancora sopito della Cisl, condizionarne le politiche economiche e sociali è un obiettivo del sindacato europeo e confrontarsi con i sindacati di altre regioni europee può aiutare a costruire impegni comuni in settori strategici. Infine, è significativo per un sindacato avere uno sguardo sul mondo e un impegno rivolto alle aree più deboli, di solidarietà e aiuto allo sviluppo equo e sostenibile. Un impegno che parte dal ricostruire fiducia, creare lavoro e quindi dignità e rispetto per le persone. Democrazia e lavoro aiutano a sopire i conflitti e a costruire la pace che purtroppo non è così diffusa. Siamo preoccupati per le derive nazionaliste che stanno diffondendosi anche in Europa e in Italia, per le troppe guerre nel mondo. Al nostro congresso abbiamo vissuto forti emozioni per le testimonianze delle donne bosniache, rispetto agli orrori e alle tragedie che hanno dovuto vivere per una guerra sottovalutata, così vicina a noi e purtroppo ancora presente nelle persone. Ascoltare, riflettere, rendersi consapevoli aiuta a risvegliare le coscienze, per questo a ottobre andremo in Bosnia, per un nuovo viaggio della memoria organizzato dalla Cisl ER dopo Auschwitz e Dachau. Ricordare, per non sbagliare ancora.

 

a cura di Giulio Donati

nella foto: Maurizia Martinelli, Antonio Amoroso, Giorgio

Graziani e Ciro Donnarumma.



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