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Vita fragile, vita preziosa

Il piccolo Charlie, inglese, 10 mesi, è a rischio distacco delle macchine che lo tengono in vita
Vita fragile, vita preziosa

Uno dei brani del Vangelo che mi appassiona di più, è quello dell’incontro di Tommaso con il Risorto, e il suo ricercare il segno dei  chiodi. Tommaso rappresenta l’uomo che ha bisogno ancora di prove, di certezze; è l’uomo che cerca Dio solo con la ragione; è la società moderna materiale che ha bisogno di toccare e vedere, a cui si deve spiegare tutto. Ma cosi facendo ci siamo dimenticati il cuore: non guardiamo più con gli occhi dello Spirito, l’anima si è addormentata e chiediamo conto di tutto a tutti.

Tommaso, quando vide il Signore Gesù, non mise la mano nelle ferite, ma disse “Mio Signore e mio Dio”.

Oggi pare che non siamo più capaci di riconoscere Cristo, che si presenta in tanti volti come in quelli segnati dalle sofferenze che più ci colpiscono e che rifiutiamo di accettare. Un individuo che soffre è molto di più della sua malattia.

Il piccolo Charlie è molto di più della sua malattia. Ed è in questo “molto di più” che c’è l’umano e la sua differenza.

È il “molto di più” della persona e della sua vita, da far valere sempre.

Nei casi dubbi e contrastanti la sapienza etica e giuridica è per il favor vitae: sta dalla parte della vita. In questo caso non si tratta di cercare la vita a ogni costo. Si tratta di custodire una vita piccola e debole, fra la speranza di una cura e un amore che la sorregge. Custodia e amore che hanno un grande valore e un forte impatto educativo, in una cultura segnata da troppi sintomi e sgomenti di morte.

Ma Cristo è risorto e quel bambino, rifiutato da un mondo che pronuncia su di lui una sentenza a dir poco singolare (“per il suo bene è meglio che muoia”), sta attirando tutti a sé, credenti e non.

La testimonianza all’Amore è anche nello stare dalla parte di un indifeso, perché “non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità” (1Gv 3,18).

Tiziano Zoli



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