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Operazione Colomba, 25 anni di nonviolenza

Il Corpo di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII è nato nell’estate del 1992 portando una presenza civile nelle zone di frontiera
Operazione Colomba, 25 anni di nonviolenza

In 25 anni sono stati circa 2.000 i volontari che hanno costituito una presenza nonviolenta volontaria in 17 situazioni di guerra o di conflitto nel mondo, nei progetti di Operazione Colomba. Il Corpo di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII è nato nell’estate del 1992 portando una presenza civile nelle zone di frontiera e nei campi profughi durante la guerra dei Balcani. E oggi è tempo di festeggiare.

“25 anni fa avevamo il sogno di fermare la guerra e costituire un’alternativa all’esercito; volevamo diventare un movimento popolare composto da persone di tutte le età per entrare disarmati nei conflitti, comprenderli e non esserne vittime passive”, racconta Alberto Capannini, responsabile del progetto nonviolento in Libano.

Diversi giovani italiani cominciarono a passare le proprie vacanze o le ferie dal lavoro in Croazia insieme ai profughi della guerra. Poi iniziò la presenza continuativa anche al fianco della parte serba e bosniaca. “Adesso siamo usciti dalla fase della sperimentazione, siamo una realtà che esiste, con un metodo collaudato che c’è e che ha la sua efficacia. Condividiamo la vita con le vittime dei conflitti con uno stile sobrio e neutrale rispetto alle parti, creando relazioni e ponti di pace”, continua Alberto.

Nonviolenza, cosa significa?

Ecco in questo articolo di Kurt Schock della Rutgers University un buon approccio alla teoria della nonviolenza; questa ne è una sintesi arbitraria: “La nonviolenza non è inattività, e non vuol dire evitare un conflitto. Nonviolenza non è una forma di negoziato o di compromesso. Un’azione nonviolenta intende proseguire un conflitto e deve essere distinta dai tentativi di risoluzione immediata di un conflitto. Con il termine azione nonviolenta si intente un processo attivo teso a creare una pressione politica, economica, sociale, emotiva o morale, tesa a modificare la realtà. La scelta nonviolenta comporta sempre un elemento di rischio per chi la attua”.

Ecco alcuni esempi di nonviolenza (come si scrive? NONVIOLENZA - Tutto attaccato!), applicata come strumento di lotta politica e come metodo di educazione democratica, attuata da Operazione Colomba.

In Palestina lo scorso anno i volontari di Operazione Colomba hanno denunciato le violazioni sulla popolazione civile: hanno contato 122 violenze e aggressioni compiute da coloni israeliani, 94 abusi e violenze operati dall’esercito e 21 dalla polizia.

Telecamere alla mano hanno filmato tutto. E hanno supportato il Comitato Popolare delle Colline a sud di Hebron, che ha coordinato dimostrazioni nonviolente, manifestazioni di protesta, azioni collettive e dimostrative. Ad esempio quando si trattava di rivendicare il diritto al pascolo sulle proprie terre da parte dei pastori palestinesi.

Attraversato l’oceano, in Colombia nel 2017 Operazione Colomba si è unita ai festeggiamenti per i 20 anni di resistenza della Comunità di Pace di San José de Apartadò, che è rimasta disarmata e neutrale rispetto al conflitto in corso. Dal 2009 i volontari abitano fra le case di argilla e bambù, proteggendole con la propria presenza di cittadini internazionali dalle incursioni di esercito e paramilitari. In Albania dal 2010 i volontari continuano a scortare disarmati i bambini le loro famiglie minacciate dalla vendetta delle faide. In Libano dal 2013 proteggono i profughi fuggiti dalla Siria dagli sgomberi e dalle incursioni dell’esercito. Grazie ai corridoi umanitari poi sono riusciti a portare in Italia le famiglie più fragili in fuga dalla guerra in Siria, evitando loro la traversata in mare. E poi (ecco la storia completa del Corpo di Pace) la Sierra Leone, in Kossovo, Timor Est, il Messico, la Cecenia, la Repubblica democratica del Congo, il Darfur. Da tutto il mondo storie “ordinarie” di interposizione nonviolenta nei conflitti.

Fra i volontari, c’è chi ha lasciato il proprio lavoro, c’è l’insegnante in pensione preoccupata per le sorti dei figli della guerra, c’è chi dedica le proprie ferie o la propria aspettativa, da poche settimane ad oltre un anno.

Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, li saluta con un videomessaggio e li invita a continuare: “Sono giovani meravigliosi che donano alcuni pezzi della propria vita. Li ringrazio di cuore perché sono una presenza discreta, reale e concreta al fianco della popolazione civile. In tanti li seguiranno attratti dalla freschezza degli ideali e dalla radicalità di vita al fianco degli ultimi”.

La nonviolenza è per i bambini?

Questa è una domanda che si pongono in tanti. Al Colomba Raduno sì! Molti volontari partecipano con le famiglie: è possibile portare anche i bambini nelle tende che vengono piantate ogni anno sul campo di S. Lorenzo in Correggiano a Rimini. Un centinaio di persone attive dall’Italia e dal mondo portano il proprio contributo e la propria testimonianza; bambini italiani e figli della guerra spesso sono stati nel mondo un’unica bandiera per una pace possibile.

Volontari e simpatizzanti sono riuniti insieme per la pace, per il Colomba Raduno che si tiene in questi giorni a Rimini.

Marco Tassinari



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