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Nino Tini, un personaggio singolare

Ricordo di un contadino appassionato di tradizioni e tipicità
Nino Tini, un personaggio singolare

(di Mario Gurioli in 'Di palo in frasca')

Anche Nino Tini,Nino ‘d Ramona, come gli piaceva definirsi usando il soprannome della sua casata, ci ha lasciato e con lui la nostra terra ha perso un altro dei suoi figli migliori che le ha dedicato tanta della sua energia e gran parte della sua vita.

Lui e la sua famiglia li ho conosciuti fin da quando ero bambino perché abitavamo tutti sulla via Emilia, verso Forlì; loro, i Tini, stavano vicino alla Cerchia e noi prima dellaMano, un chilometro più avanti, e per andare a scuola ci passavo davanti a casa almeno un paio di volte al giorno.

Me lo ricordo bene com’era Nino in quegli anni, un pezzo di giovanotto sempre vestito bene che mi metteva uo’ di soggezione e con lui scambiavo appena un frettoloso saluto di cortesia come si usava allora fra vicini. E così è stato anche dopo per molto tempo, fin verso gli anni ’90, quando ho avuto modo di conoscerlo meglio e rendermi conto che Nino era una persona a dir poco singolare, una miniera inesauribile di idee, tutte incentrate su un unico obiettivo: la valorizzazione del nostro territorio! “È una carta vincente che abbiamo ed è tutta da giocare”, diceva Nino e giù a parlarne in ogni occasione con questo e con quello per convincere la gente della fattibilità di quanto sosteneva.

Un esempio eclatante della lungimiranza delle sue idee l’abbiamo ancora oggi nell’associazione La Torre di Oriolo, nata agli inizi degli anni ’90 su iniziativa di Nino e di don Antonio Baldassari, parroco di S. Biagio, Oriolo e S. Mamante, suo grande sostenitore.

Furono loro due insieme a convincere gli imprenditori agricoli e di altre attività della zona a mettersi insieme per promuovere iniziative che potessero far conoscere sia le bellezze naturali del luogo sia l’eccellenza dei suoi prodotti.

I risultati di questa sinergia pensata e voluta da un “sognatore”, come alcuni lo consideravano, sono sotto gli occhi di tutti: il restauro della Torre di Oriolo, la sistemazione del parco circostante e un fiorire, in tutta la zona, di attività enogastronomiche e culturali.

Nino stesso aveva dato l’esempio di come le risorse ambientali e la tradizione della nostra Romagna siano un binomio inscindibile. Alla fine degli anni ’80 si era ritirato a S. Mamante, la collina in cui, per almeno un paio di secoli, la sua famiglia aveva affondato le sue radici: nel podere Spaderna, nella prima metà del Settecento, a Ca dei Gatti e alla Ramona nell’Ottocento.

Da quest’ultimo podere i Tini avevano preso quel soprannome che si erano poi portati dietro quando si trasferirono sulla via Emilia ai primi del Novecento.

Lì a S. Mamante, nel suo podere di Monte Piano, Nino, insieme alla moglie Bianca Rosa, aveva fondato un’altra associazione, il Convivio, in cui si sommavano le loro professionalità: la sua nel campo agricolo-biologico con la reintroduzione, ad esempio, della coltura dello zafferano e quella di Bianca Rosa in campo gastronomico.

Grazie a questo connubio gli ospiti di Monte Piano in tante occasioni hanno potuto rivivere l’atmosfera di altri tempi, dove al piacere del cibo si univa quello dello star bene a tavola conversando.

Nino ci teneva alla convivialità e, da quel grande affabulatore che era, sapeva affascinare la platea dei suoi ospiti.

Erano i momenti in cui, con una profonda sensibilità poetica, riusciva a trasmettere agli altri le sue tante e grandi passioni e quello che, per alcuni, era soltanto un sogno, si trasformava in realtà.

Non c’è più Nino a farci vivere le emozioni della luce, dei colori e dei profumi di questa nostra terra di cui era profondamente innamorato, lo fanno però per lui le tante poesie che ha scritto e “sparso” lungo le strade e i sentieri della sua collina. Ne riporto una che lui ha intitolato Notte: Di notte. a piedi nudi, esco dalla vita del giorno: La fredda luce segna il mio andare: Profumi vegetali mi fanno godere della libertà della notte. La terra dona ai piedi tepore. Il silenzio nutre la mente. Sublimato, cammino guardando l’infinito.



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