_
Reda ... passi di gioia Salotto teologico L'amore non si arrende Immagine della BV di Lourdes a Faenza Festa del primo maggio
sfoglia la rivista
carta bianca libri su p.Daniele fondazione dalle fabbriche Pellegrinaggi Unitalsi: Lourdes, ecc. Lectio a san Potito Home Diocesi di Faenza Modigliana Vangelo del giorno Logo CEI Biblioteca digitale Faenza Libro di Padre Daniele

Azeglio Vicini, il Ct dal volto umano

Ricordo di un personaggio di altri tempi del mondo del calcio
Azeglio Vicini, il Ct dal volto umano

(Tiziano Conti)

È morto a Brescia l’ex commissario tecnico della Nazionale Azeglio Vicini: è stato il tecnico degli azzurri ai Mondiali di Italia ‘90.

Romagna, terra di allenatori della nazionale di calcio: Edmondo Fabbri da Castel Bolognese, Azeglio Vicini da Cesena, Arrigo Sacchi da Fusignano. Azeglio Vicini portava ovunque la Romagna con la sua umanità, la battuta pronta, la simpatia, la voglia di scherzare e umanizzare il calcio. Diceva sempre “gli azzurri”, come se fossero funzionari preposti a servire il buon nome dell’Italia e del calcio italiano. E portava la divisa della nazionale con grande orgoglio, sempre a posto, perfetta. Come un questore, un funzionario pubblico, un prefetto al comando della squadra più bella e importante del calcio italiano: la Nazionale. Come il “vecio” Enzo Bearzot, Vicini aveva lo stesso identico spirito di servizio e rapporto d’amore con i suoi ragazzi e con tutto il mondo della Nazionale.

Quando l’avventura di Bearzot giunse naturalmente al termine dopo i Mondiali in Messico, non ci fu alcun dubbio nella scelta del nuovo commissario tecnico. La successione era già fatta, e Azeglio Vicini ne prese naturalmente il posto, portando in nazionale i suoi ragazzi della Under 21: Mancini, Vialli, Zenga, Giannini, Donadoni, Bergomi, Ferri, solo per citarne alcuni.

Il calcio di Vicini era all’italiana ma già molto moderno, e gli inserimenti prima di Maldini, poi di Baggio e Schillaci, ne avrebbero fatto una squadra piena di fuoriclasse.

E che non vinse forse proprio perché mancava di un po’ di quel cinismo delle grandissime squadre.

A Italia ‘90, il Mondiale delle notti magiche, la Nazionale pagò il prezzo di trovare sulla sua strada l’Argentina di Maradona, e a Vicini rimase sempre il dispiacere che il San Paolo e Napoli non avessero adeguatamente appoggiato e sostenuto la Nazionale in semifinale. Quel gol di Caniggia, il primo subito dall’inizio del torneo, e poi i rigori sbagliati ci tolsero la finale e probabilmente la vittoria del mondiale, sicuramente meritata e che avrebbe infiammato di orgoglio tutto il nostro paese.

Riccardo Ferri, ex difensore dell’Inter e della Nazionale di Vicini, ha voluto ricordare così il c.t. scomparso: “Era una persona stupenda, di una semplicità impressionante.

Aveva una capacità innata di gestire il gruppo, ti trasmetteva sicurezza. Non c’erano gli smartphone o i mental coach, era tutto basato sul rapporto umano. Lui e il suo vice Brighenti erano una coppia speciale”.

Il destino di Azeglio fu scritto tutto nel nome, fin da quando nacque: era uno slogan naturale all’unità d’Italia, insieme a quell’altro grande, Carlo Azeglio: entrambi servitori appassionati della patria. E c’è stato un momento, allegro e felice, in cui l’inno della nazionale era “Romagna mia”.



_
Invia ad un amico Stampa