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Chi era San Pier Damiano

All'Abbazia di san Giovanni in Valle di Acerreta, un convegno domenica 25 febbraio (richiamo a sinistra)
Chi era San Pier Damiano

(di suor Marlene, Fraternità Monastiche di Gerusalemme)
Chi fosse san Pier Damiani, in Romagna, si sa, si conoscono i tratti della sua biografia - non ho la pretesa di potervi raccontare qualcosa di nuovo. A volte si manifesta il bisogno però, di rispolverare un po’ le nostre idee e immagini dei santi, di attualizzare e tradurre qualche particolarità della loro vita per l’oggi in cui viviamo.

 

Perché anche oggi ci provocano, hanno tanto da dire. Pier Damiani intraprende una brillante carriera come insegnante, è ricco, giovane, stimato, libero da legami familiari, colto. Vien da dire: “Fortunato lui, è diventato qualcuno.” Dotato di una sensibilità umana e spirituale, cerca in ogni cosa la fonte, la radice della verità. Chi cerca la verità, un giorno o l’altro, troverà sempre Dio, dirà nove secoli più tardi un'altra santa, Edith Stein.

 

Piero si accorge che il sapere mondano passa, il denaro e la fama intrappolano e offrono soltanto una gioia effimera. Allora, si chiede: “Ma, in questo mondo, è possibile realizzare la libertà, la gioia, la giustizia?” Come fare? Pier Damiani trova la risposta nell’incontro con due monaci. Nasce in lui allora questa domanda, questo desiderio: “E se anch’io vivessi come loro?” Sente una pace e una gioia profonda e l’invito a cercare l’unico Bene che resta e non i beni che passano. Ormai ha deciso di bussare al portone del Monastero di Fonte Avellana. Sarà monaco.

 

Sarà anche abate, biografo, teologo, eremita, fondatore, vescovo cardinale di Ostia, riformatore della chiesa e consigliere di vescovi, papi e re. Ma nel profondo del suo cuore monaco, uomo del deserto, innamorato di Dio. Che creatura è, il monaco? Esiste ancora oggi o è in via d’estinzione? È uno che è definito tale da ciò che “è”, e non da ciò che “fa”, dice Enzo Bianchi.

 

Una vita, un essere silenzioso, inutile, di pura gratuità - è vero, che con lo sguardo del mondo, non serve a niente - eppure un gesto attivo di provocazione, di rivolta, niente passività o disprezzo. Il monachesimo vuol proclamare e vivere poche cose, che rimangono sempre le stesse: il mondo così com’è fatto non è sopportabile, va cambiato, ha bisogno di un’alternativa, di uno sguardo contemplativo. È una forma di protesta vivente, secondo Dietrich Bonhoeffer, fatta in diverse maniere - ci sono varie regole, comunità e forme di vita diverse – ma persistente nella storia della chiesa. Spesso purtroppo, si pensa a gente con abito e cappuccio, che vive lontano, separata dagli uomini, rinchiusa in un monastero. Vengono in mente l’austerità, il digiuno, rinunce o disprezzo nei confronti di questo mondo – ma avvicinandoci scopriamo il contrario: incontreremo gente innamorata, appassionata della libertà, affascinata della bellezza. Il monachesimo, come d’altronde ogni vita cristiana radicalmente vissuta è annuncio profetico di nuovi cieli e di una terra nuova, scoperta di una vera libertà, gioia e bellezza. “Va, vendi tutto, [...] poi vieni e seguimi!” Gesù chiama a partire, a mollare tutto. Ancora oggi.

 

All’origine di ogni vita monastica, di ogni vita religiosa, c’è un richiamo fortissimo e irresistibile a “partire”, un appello che rievoca quello di Abramo. Vattene, lascia, abbandona. Ma non per fuga, disprezzo, stanchezza o disgusto, per capriccio o irrealismo romantico. Si tratta invece dell’attrazione irresistibile di un amato e amante, di un’altra terra e di altre stelle - di un desiderio, vedere la Faccia del Dio vivente: “Il tuo Volto o mio Dio, è mia unica patria”, diceva santa Teresa di Lisieux.

Ci saranno sempre sulla terra degli uomini e delle donne che non potranno mai sposarsi, mai avere una sistemazione, non perché siano impotenti o incapaci, ma perché Dio li ha creati e chiamati migratori, perennemente in cammino verso un Altro, verso la festa nel Regno di Dio... (la famosa xeniteia, il sapersi pellegrino e straniero). Magari qualcuno, scandalizzato, li chiamerà instabili che non sanno quello che vogliono. Può darsi. Ma noi tutti siamo creati per la libertà e la festa delle nozze con Dio, e i monaci ne sono come il sacramento, un segno, un simbolo.



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