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Dignità umana è vivere con Gesù anche nella malattia

La morte di Dario Alvisi, dopo cinque lunghi anni di vita con la sla
Dignità umana è vivere con Gesù anche nella malattia

Mons. Claudio Stagni, vescovo emerito, ha celebrato le esequie di Dario Alvisi in un duomo affollato da parenti e amici. A fianco abbiamo ripreso un’intervista fattagli nel 2015, a metà di quei cinque anni di Sla. Anni in cui lui ha pregato, confortato dalla vicinanza della moglie e delle figlie, oltre che di tantissimi amici ed ex colleghi della Gemos, l’azienda in cui lavorava. Anni nei quali, come ha sottolineato anche mons. Stagni nell’omelia, un’intera comunità è stata coinvolta in varie iniziative: dalle feste per Dario, ai pellegrinaggi a santuari mariani e in San Pietro, in udienza da papa Francesco. Anni nei quali hanno fatto tanto gli amici della parrocchia, ma un plauso va anche al Servizio Pubblico Sanitario che ha seguito l’evolversi della malattia di Dario con grande attenzione.

Mons. Stagni ha voluto sottolineare anche la “tenerezza” del Signore che ha chiamato a sé Dario il secondo giorno di Pasqua, anniversario della morte di san Giovanni Paolo II, primo sabato del mese, tradizionalmente sotto la misericordia della Madonna. Una morte preparata nella preghiera, con il matrimonio celebrato coscientemente una volta saputo della malattia e ricevendo la Comunione finché ha potuto. E in ultimo, finché ha potuto vedere, stando almeno in adorazione del Corpo del Signore, al quale si comunicava la moglie Debora. Proprio lei ha letto qualche riga di ringraziamento: “È come aver scalato una vetta altissima... chi ci ha visto solo partire, chi ha camminato con noi anche solo per poco, chi ha condiviso lo stesso dolore, chi è rimasto dietro aspettando che ci girassimo indietro a chiedere aiuto, chi ci ha fermato per paura che sbagliassimo strada, chi ha camminato con noi nei tratti più piani, chi invece è riuscito nei tratti più ripidi, chi dove si vedevano panorami bellissimi, infine chi ci ha tenuto per mano e quella mano non l’ha lasciata più. Ma in cima alla vetta ho ritrovato tutte queste persone. Siete tutti voi. Ogni abbraccio che ci date è il ringraziamento di Dario per noi.

In fondo alla chiesa troverete un piccolo rosario benedetto, questo è uno dei tanti doni che Dario ci lascia perché vi sia di conforto nelle salite più ripide, come lo è stato per lui, per noi. Ciao Dario, un giorno ci riabbracceremo, e lì sarà per sempre!”.

Nel numero ancora in edicola, abbiamo pubblicato un’intervista di Elio Pezzi, di alcuni anni fa, in cui Dario racconta della sua malattia, del suo rapporto con la famiglia e gli amici, e della sua fede. Intervista poi pubblicata nel volume che racconta i 40 anni della cooperativa Gemos.



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